Allenatori tra storia e tattica. Il prossimo avversario del Napoli: Roberto Donadoni

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Donadoni06Torna nell'impianto di Fuorigrotta mister Roberto Donadoni. Protagonista di una parentesi non esaltante sulla panchina del Napoli, il tecnico bergamasco guida il Parma ormai da quasi due anni. Considerato dalla critica calcistica un conoscitore del gioco del calcio come pochi altri, scopriamo insieme ai nostri lettori la sua storia e le sue caratteristiche.

Donadoni calciatore

Donadoni è universalmente ricordato come l'ala destra del Milan di Sacchi e della Nazionale Italiana tra la seconda metà degli anni ottanta e la prima metà dei novanta. Inizia la sua storia da calciatore nella società della sua città, l'Atalanta. Esordisce in prima squadra in Serie B nell'annata 1982/83. Dopo una promozione in Serie A e due stagioni da titolare in massima serie con la 'Dea', passa al Milan nel 1986, primo acquisto gestito personalmente dal neopresidente Berlusconi, che per lui spese all'epoca 10 miliardi di Lire.
Resta in rossonero per dieci anni, vincendo praticamente tutto: sei scudetti, tre Coppe dei Campioni, due Coppe Intercontinentali, tre Supercoppe Europee e quattro Supercoppe Italiane. E' uno dei punti fermi delle formazioni del Milan, sia di Sacchi che di Capello. Questo gli consente di raccogliere, nel decennio '86-'96, 263 presenze e 18 gol con la maglia dei rossoneri.
E' in questo stesso periodo che Donadoni offre il suo contributo alla Nazionale italiana, esordendo l'8 ottobre 1986 e chiudendo la sua carriera con la maglia azzurra il 19 Giugno 1996, giorno dell'eliminazione dell'Italia dall'Europeo giocato in Inghilterra.
Proprio al San Paolo di Napoli Donadoni fallisce con la maglia azzurra, al termine della Semifinale contro l'Argentina di Maradona, uno dei rigori decisivi che segna la fine del sogno italiano di conquistare il Mondiale casalingo.
Partecipa, inoltre, alle spedizioni di Usa '94 e Euro '88 e '96, sempre da titolare, oltre che alle qualificazioni, disputando in tutto 63 partite e segnando 5 gol con la Nazionale.
Nell'estate 1996, quando ha 33 anni, si trasferisce negli USA per giocare due stagioni con i New York Metro Stars. Ritorna poi al Milan, fungendo da riferimento per i più giovani: in due anni raccoglie 24 presenze ed un altro scudetto, quello conquistato con Zaccheroni in panchina.
Chiude la propria carriera da calciatore nel 2000, all'Al-Ittihad in Arabia Saudita, aggiungendo al proprio enorme palmares anche la vittoria di quel campionato.

Donadoni allenatore – storia e carriera

Inizia la carriera da allenatore l'anno successivo al suo ritiro: nel 2001-2002 guida il Lecco al decimo posto in Serie C1. L'anno successivo è in serie B, sulla panchina del Livorno con il quale arriva un altro decimo posto. Non confermato da Spinelli passò al Genoa, ancora nella serie cadetta. Dopo un inizio nerissimo, tre sconfitte in tre partite, viene esonerato. E' il Settembre 2003 e le cose si mettono male per Donadoni. Paga i risultati ottenuti, sempre minori rispetto alle aspettative delle società da cui viene ingaggiato, con oltre un anno di inattività.
Nel Gennaio 2005 riceve una telefonata da Spinelli, che lo richiama alla guida di un Livorno che, secondo il suo presidente, gioca al di sotto delle proprie possibilità nonostante una classifica rispettabile. In effetti il tecnico bergamasco porta i toscani al sorprendente nono posto e Lucarelli chiude la stagione da capocannoniere. Stavolta Donadoni viene confermato alla guida dei labronici e la stagione 2005-2006 segna la consacrazione delle sue qualità di tecnico. Alla decima gli amaranto viaggiano alla media di quasi due punti a partita e dopo la pausa di fine anno sono in piena competizione zona Uefa.
Nonostante i risultati, il rapporto col presidente si incrina, fino a culminare in un'aperta critica di quest'ultimo in diretta televisiva. Il 7 febbraio 2006 Donadoni si dimette, col Livorno sesto in classifica a 38 punti (10 vittorie, 8 pareggi e 5 sconfitte).
Nell'estate 2006, in seguito alle dimissioni di Lippi dopo la vittoria della Coppa del Mondo in Germania, Donadoni viene scelto come nuovo CT della Nazionale, dalla FIGC commissariata a causa di Calciopoli. Guida gli azzurri nelle qualificazioni verso Euro 2008 e nella competizione, in cui l'Italia viene eliminata ai quarti, ai calci di rigore, dalla Spagna futura Campione.
Il fatto che gli azzurri non siano riusciti a segnare neanche un gol su azione, però, porta la Federazione a dichiarare esaurito il contratto col bergamasco e a richiamare Lippi.
Donadoni torna ad allenare nove mesi dopo all'ombra del Vesuvio, nel Marzo 2009. Firma fino al 2011 ma gli scarsi risultati (5 vittorie, 6 pareggi e 8 sconfitte tra Campionato e Coppa Italia a cavallo di due stagioni) portano la dirigenza azzurra a preferirgli Mazzarri nell'Ottobre 2010.
Nel novembre 2010 subentra a Bisoli sulla panchina del Cagliari, ottenendo una salvezza tranquilla e il rinnovo per la stagione successiva. Questo però salta in estate a causa del mancato ingaggio di Suazo e del seguente alterco circa la gestione del mercato da parte di Cellino.
Dal Gennaio 2012 è alla guida del Parma con il quale ha conquistato un ottavo e un decimo posto, frutto di stagioni tranquille e in piena sintonia con società ed ambiente.

Donadoni allenatore – approccio, tattica, gestione della rosa

Fin dal suo approdo sulla panchina del Livorno in Serie A, Donadoni ha mostrato la capacità di creare un calcio duttile e che esalta le qualità dei giocatori a propria disposizione. Pur preferendo i moduli con la difesa a quattro, non ha rinunciato a schierare le proprie difese a tre quando la necessità e le caratteristiche della rosa lo richiedevano.
Il suo Parma di quest'anno è l'esempio più lampante della possibilità di giocare con diversi schieramenti nel corso della stessa partita. Cassani esterno destro di difesa può diventare il terzo centrale, Gobbi esterno sinistro di centrocampo può abbassarsi e fare il quarto di difesa, Marchionni può giocare sia da interno che da esterno di centrocampo su entrambe le fasce, Biabiany sa coprire sia il ruolo di centrocampista che di attaccante esterno, Cassano può giocare da seconda punta o da rifinitore dietro Amauri.
Questo significa che gli scudati possono passare dal 3-5-2 al 4-4-2 o al 4-3-3 senza difficoltà, fino a potersi schierare con un 4-5-1 i cui esterni di centrocampo possono alternativamente essere offensivi o difensivi.
La storia di Donadoni mostra che, quando la sua squadra ha l'opportunità di assimilarne i dettami senza pressioni e con continuità, il suo lavoro genera risultati positivi. Al contrario, con ambienti meno pazienti o rose meno amalgamate, sopratutto all'interno dello spogliatoio, i suoi undici costruiscono poche occasioni da gol e soffrono di una fase offensiva basata troppo sull'estro dei singoli. Non è un caso che la sua Tesi per il Master di Coverciano abbia come titolo “Il Dribbling”, componente ad avviso di Donadoni essenziale nelle capacità di un calciatore e determinata anche dalle peculiarità caratteriali dello stesso di cui il mister deve essere, sempre secondo il bergamasco, sopratutto educatore. E' forse uno dei pochi che tende a dare ancora maggiormente importanza alla tecnica piuttosto che alla tattica come componente decisiva per lo sbilanciamento a favore o sfavore di una partita.
Tende ad identificare un undici di base che modifica principalmente in base alle necessità tattiche del match da affrontare, senza badare troppo al turnover.
E' un allenatore dalla personalità calma e compassata, cosa che gli è stata rimproverata nel periodo alla guida del Napoli e che ha fatto emergere una certa difficoltà a guidare ambienti particolarmente caldi.
Fa della coerenza e della lealtà verso società e ambiente i punti cardine del proprio atteggiamento professionale: lo evidenziano le dimissioni quando il suo Livorno era quinto in classifica e l'abbandono del Cagliari di fronte alla mancata acquisizione di Suazo, promesso da Cellino all'allenatore.

Donadoni e Benitez

Esordio assoluto per la sfida in panchina tra il mister azzurro e quello crociato.
Nella breve parentesi dello spagnolo all'Inter non c'è stato l'incrocio con Donadoni, che subentrò a Bisoli quando i sardi avevano già incrociato i nerazzurri.
Da quando è alla guida del Parma Donadoni ha affrontato il Napoli tre volte, perdendo tutti gli incontri. Sabato sera sapremo se la 'tradizione' si manterrà tale.

Alberto Francesco Sanci – Redazione Napolisoccer.net



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