Allenatori tra storia e tattica. Il prossimo avversario del Napoli: Francesco Guidolin

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Nella partita di stasera al San Paolo è di scena l'Udinese di Guidolin. Il tecnico di Castelfranco Veneto è uno dei più esperti allenatori della Serie A, potendo vantare ben quindici stagioni alla guida di una società della massima serie. Il suo carattere non sempre facile e la sua personalità non troppo spiccata gli hanno forse precluso palcoscenici più importanti di quelli calcati ma i risultati raggiunti nel corso della sua carriera parlano per lui.
Scopriamone storia e caratteristiche in questo articolo.

Guidolin calciatore

Guidolin milita nell'arco di dieci stagioni nelle file del Verona, cui approda all'età di 20 anni nel 1975. E' un centrocampista capace di giocare sia al centro che in fascia, con discrete qualità di regista ma con un fisico che non ne facilita l'affermazione ad alti livelli. Nonostante questo riesce a disputare cinque partite con la maglia della Nazionale Under 21. Abbandona gli scaligeri nel 1984, dopo un decennio in cui, oltre all'esperienza gialloblu in cui raccoglie 102 presenze e 14 reti tra Serie A e Serie B, vive tre parentesi in prestito, sempre in B, alla Sambenedettese (77-78), alla Pistoiese (79-80) e al Bologna (82-83). Nel 1984 scende in C2, al Venezia. Dopo due anni subisce un infortunio che lo porta a decidere di interrompere la carriera professionistica, rescindendo il contratto con un anno di anticipo.
Del suo essere giocatore ha raccontato in passato alcuni aspetti: “Giocavo mezzapunta, ero tecnico, ma poco combattivo, e non sempre motivato. Dovevo sentire assoluta fiducia da parte dell'allenatore, mi infastidivano i fischi del pubblico, le condizioni del campo, il meteo. Insomma, troppe fisime.”

Guidolin allenatore – storia e carriera

La carriera di Guidolin allenatore professionista inizia in Serie C2, nel 1988 alla guida del Giorgione, squadra veneta che ne aveva curato anche il percorso da calciatore nelle giovanili. L'anno dopo, sempre in C2, è sulla panchina del Treviso. Nel 1990 approda in C1, chiamato dal Fano. I buoni risultati delle sue squadre gli valgono l'ingaggio da parte di società più ambiziose: nel 91-92 è tecnico dell'Empoli, nel 92-93 guida il Ravenna alla promozione dalla terza serie alla Serie B.
Il gran bene che si racconta nell'ambiente calcistico dell'ancora giovane Guidolin gli consente di arrivare a soli 38 anni in Serie A, sulla panchina dell'Atalanta. Un cattivo esordio di campionato però comporta il suo esonero dopo sole dieci giornate, con la dirigenza che è convinta di aver azzardato troppo.
Guidolin non si perde d'animo e riparte dalla cadetteria, accettando di allenare una società con la quale si toglierà le prime, enormi soddisfazioni: il Vicenza.
Dal 1994 al 1998 è una scalata vertiginosa e colma di successi: promozione in Serie A al primo anno, nono posto alla prima stagione in massima serie, Coppa Italia vinta contro il Napoli nel 96-97 e semifinale di Coppa delle Coppe raggiunta l'anno successivo, persa contro il Chelsea di Zola che andrà a vincere la penultima edizione della competizione.
Nel 1998-99 Guidolin va all'Udinese: conquista un posto Uefa ma viene esonerato all'alba del campionato successivo, per divergenze di mercato. Solo poche settimane dopo è di nuovo al comando di una società di A: il Bologna lo ingaggia nel Novembre '99 ed il tecnico trascorrerà sotto le due torri un altro quadriennio. Saranno stagioni agrodolci: la società felsinea naviga a centro classifica, ha il potenziale per approdare in Uefa (disputa anche un Intertoto, perso in finale col Fulham) ma si perde sempre sul più bello.
Il rapporto tra il pubblico e Guidolin si incrina quando l'allenatore si lascia scappare una frase offensiva verso la città, 'colpevole' di aver fischiato un cambio Signori-Locatelli contro la Juve, in un match che il Bologna vinceva 2-0 e poi ha pareggiato 2-2. Alla fine del 2003 Guidolin si ritrova senza squadra, nel Gennaio del 2004 subentra a Silvio Baldini alla guida del Palermo, all'epoca in Serie B e alla ricerca di una promozione che manca da 35 anni. I rosanero tornano in massima serie e Guidolin resta a guidare i siciliani alla loro prima, storica qualificazione Uefa.
L'allenatore lascia però la Sicilia per la più mite Genova, sponda rossoblu. Scatta però la retrocessione per illecito della società di Preziosi e Guidolin 'devia' verso ovest, accordandosi col Monaco.
Dopo un anno nel principato, arrivano due stagioni in cui Guidolin allena 'a singhiozzo' ancora il Palermo il cui presidente, Zamparini, richiama il tecnico ogni volta che la squadra è in difficoltà, per poi esonerarlo appena possibile.
E' in questo periodo che Guidolin afferma di Zamparini che sia “il miglior presidente del mondo, dal martedì alla domenica”.
A fine settembre 2008 viene chiamato dal Parma, ancora in Serie B. Dopo la promozione in A resta ancora una stagione, in cui conquista un sorprendente ottavo posto. Nel maggio 2010 annuncia l'addio alla società scudata e poco dopo si accorda per un ritorno all'Udinese.
E' alla quarta stagione in bianconero. Nelle tre precedenti ha raccolto un quarto, un terzo e un quinto posto, centrando sistematicamente la qualificazione alle competizioni europee.
Guidolin ha spesso dichiarato che le grandi società del calcio italiano non lo hanno mai preso realmente in considerazione nonostante lo elogiassero pubblicamente, rimpiangendo alcuni momenti della carriera (dopo Vicenza e dopo la prima Palermo) in cui si riteneva maturo per un 'salto'.
Ora, a differenza che in passato, preferisce ripetere che una dimensione provinciale gli si addice maggiormente per il tipo di calcio che sa e può costruire, con un ambiente che non generi pressioni eccessive.

Guidolin allenatore – approccio, tattica, gestione della rosa

Guidolin inizia la propria carriera da allenatore sacchiano: sono gli anni in cui gli schemi del mister di Fusignano rivoluzionano il calcio ed è normale che sia così. A questo però accompagna, per sua stessa ammissione, l'approccio di Osvaldo Bagnoli, suo mentore al Verona, cui si è ispirato per le sue doti di “umanità, saggezza, competenza, umiltà”.
Già nei primi successi col Vicenza Guidolin dimostra di non avere un approccio rigido e sistema la squadra in campo sia in base alle caratteristiche dei giocatori a disposizione sia studiando in modo estremamente attento l'avversario. Questo gli consente di sorprendere pubblico e critica con un undici tecnicamente poco memorabile ma estremamente dedito alla corsa e all'attenzione sul campo e nella preparazione della partita.
Queste ultime sono sempre rimaste le caratteristiche principali delle formazioni di Guidolin, difficilissime da affrontare per tutti e fortemente abili nel metter davanti alla porta i propri uomini di maggior talento.
Negli ultimi anni le preferenze tattiche del mister si sono orientate, anche e sopratutto tenendo conto delle qualità dei giocatori in rosa a disposizione, verso un 3-5-1-1 molto accorto in fase difensiva e particolarmente rapido nei rovesciamenti di fronte e nei cambi di gioco. La densità di centrocampo e difesa è di certo un pericolo per le squadre che affrontano l'Udinese.
Per quanto riguarda l'utilizzo dei giocatori, il tecnico preferisce identificare una formazione tipo, specialmente se la sua squadra, come quest'anno, non è impegnata in competizioni europee. Guidolin si fida di un gruppo di giocatori e questa stessa fiducia ripone in essi nella maggior parte delle occasioni. Non disdegna l'opportunità di dare possibilità ad altri giocatori ma, osservandoli in maniera scrupolosa durante la settimana, raramente 'rischia' qualcuno.
E' inoltre molto esigente sui compiti tattici e poco paziente sull'adattamento di giocatori poco propensi a seguirlo: le difficoltà di Armero in tal senso hanno portato il tecnico a non opporsi alla sua cessione.
Non ha mai nascosto, inoltre, che per la propria considerazione corsa e disponibilità sono molto più importanti di talento e tecnica, tenendo sulla graticola talenti del calibro di Muriel – solo per fare l'ultimo nome – a causa di un po' di sovrappeso o di presunzione.
Guidolin ha inoltre il pregio di sapersi prendere la responsabilità di sconfitte dovute a un cattivo approccio mentale della squadra o alle capacità superiori dell'avversario, accompagnando a questo però il difetto di non riuscire ad assorbire serenamente le critiche quando non sono da lui condivise.

Guidolin e Benitez

A differenza di molti altri scontri, quello tra Benitez e Guidolin non è un inedito.
Correva l'11 Settembre 2010 ed era solo la seconda giornata di quel campionato. L'Inter guidata dallo spagnolo affrontava l'Udinese capitanata dal tecnico veneto: finì 2-1 per i nerazzurri con reti di Lucio, Floro Flores e Eto'o.
Non fu una partita memorabile ma entrambi erano all'inizio di un percorso, quello dello spagnolo si concluse pochi mesi dopo, quello di Guidolin prosegue ancora.

Alberto Francesco Sanci – Redazione Napolisoccer.net

 



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