Allenatori tra storia e tattica. Il prossimo avversario del Napoli: Walter Mazzarri

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mazzarri_inter_22-8-2013Torna allo Stadio San Paolo mister Mazzarri. I nostri lettori e i tifosi azzurri non avranno certo bisogno di presentazioni riguardo l'allenatore che nelle ultime quattro stagioni ha guidato il Napoli, stabilendo una importante serie di record ma anche lasciando la piazza con l'impressione di aver lasciato un'opera incompiuta. Divertiamoci a ripercorrerne la carriera e a 'ricordare' pregi e difetti del livornese.

Mazzarri calciatore

Mazzarri inizia a giocare a calcio nelle giovanili del Follonica e poi in quelle della Fiorentina, dove viene definito il “nuovo Antognoni” sia per il ruolo che svolge in campo sia per… la capigliatura. Il suo debutto da calciatore professionista arriva nel 1981, a vent'anni, nel Pescara che quell'anno retrocede dalla B alla C. Dopo due brevi parentesi a Cagliari e con la Reggiana, nel 1983 Mazzarri approda all'Empoli, dove resterà per sei stagioni contribuendo alla prima, storica promozione dei toscani in Serie A e dove avrà modo di giocare le proprie stagioni ai massimi livelli. E' famoso un video in cui si è trovato a fronteggiare Maradona, diventato virale nei social network nel periodo alla guida del Napoli come allenatore.
Alla fine dell'esperienza con l'Empoli, Mazzarri passa di società in società ogni anno: Licata, Modena, Nola e Viareggio lo vedono transitare prima della scelta di giocare con l'Acireale con cui conquista una promozione in Serie B e una salvezza agli spareggi contro il Pisa in due anni che si riveleranno importanti per l'inizio della sua carriera da allenatore. Chiude un percorso non particolarmente esaltante da calciatore professionista nelle fila del Torres, con 244 presenze e 15 reti in circa quindici anni di carriera trascorsi sopratutto in Serie B e C. 

Mazzarri allenatore – storia e carriera

Nel 1996 chiede a Renzo Ulivieri di diventare il suo vice allenatore. Negli anni in cui copre il ruolo di secondo del più esperto collega, prepara l'abilitazione ad allenatore di prima categoria. Conosce Napoli già nel 1998: in quella occasione ha la possibilità di occupare spesso la posizione più importante in panchina a causa delle frequenti espulsioni di Ulivieri, avendo a che fare in maniera diretta con la piazza e la stampa già in giovane età.
Torna poi a Bologna, dove allena la Primavera rossoblu per due stagioni.
Il debutto da guida tecnica di prima squadra avviene ad Acireale, in Serie C2, società dove aveva lasciato un buon ricordo da calciatore. Chiude al nono posto la stagione e si trasferisce poi alla Pistoiese, nella stessa serie, chiudendo l'anno successivo al decimo posto in classifica.
Il gioco espresso dalle sue squadre impressiona gli osservatori del Livorno, squadra della sua città di origine, che gli affidano la formazione all'inizio del campionato di Serie B 2003-2004. L'esperienza si rivela un trionfo che si conclude con la promozione in Serie A e la coppia d'attacco Lucarelli-Protti che segna 54 gol in coppia. E' un campionato particolare: l'unico a 24 squadre, con sei promozioni e sole due retrocessioni. La terza a finire in C è il Napoli che chiude l'anno col fallimento societario.
La carriera di Mazzarri, al contrario, è in ascesa. La Reggina decide di affidargli la panchina: in tre anni arrivano nell'ordine un decimo posto, una salvezza sul filo di lana e il primo dei 'miracoli' del tecnico livornese. All'inizio della stagione 2006-2007 la Reggina parte con quindici punti di penalizzazione in seguito ai risvolti di Calciopoli. Gli amaranto chiudono la stagione con una salvezza clamorosa. La penalizzazione viene ridotta a undici punti e senza di essa la Reggina chiuderebbe all'ottavo posto con una qualificazione al successivo
torneo Intertoto. Il tandem d'attacco Bianchi-Amoruso termina il campionato con trentacinque gol all'attivo. E' in questi anni che emerge la capacità del tecnico di far rendere al meglio giocatori ritenuti dai più di secondo o addirittura terzo livello e di saper dare loro motivazioni come pochi altri.
Mazzarri cerca il salto di qualità: arriva una telefona dalla Sampdoria.
Alla fine della prima stagione i blucerchiati conquistano una posizione Uefa. Prima dell'inizio dell'anno successivo Mazzarri rinnova fino al 2010 ma la stagione 2008/2009 si rivela molto più problematica del previsto. La Samp lotta per non retrocedere ed esce ai sedicesimi di finale della Coppa Uefa.
Dopo la fine dell'ultima partita Mazzarri annuncia di aver rescisso consensualmente il contratto coi Garrone.
Il 6 ottobre 2009, dopo le prime sette giornate di campionato, viene ingaggiato come allenatore del Napoli in sostituzione di Roberto Donadoni, undici anni dopo l'esperienza come allenatore in seconda di Renzo Ulivieri sulla panchina partenopea, firmando un contratto da 1,3 milioni a stagione fino al 2011.
I tifosi azzurri ricorderanno com'è andata. La squadra, raccolta al quindicesimo posto in classifica, raggiunge nel giro di pochi anni i palcoscenici europei, sprigionando un gioco carico di energia e vitalità, mortifero in contropiede ed entusiasmante per i risultati inaspettati cui conduce.
In quattro anni Mazzarri raccoglie quattro qualificazioni europee, due in Europa League e due in Champion's League; ha inoltre l'onore di condurre la gestione De Laurentiis al suo primo trofeo, la Coppa Italia 2012 vinta contro la Juve, manifesta nemica delle stagioni del livornese sotto l'ombra del Vesuvio.
Dopo aver raggiunto il record di punti (78) al termine della stagione 2012-2013, conclusasi al secondo posto in classifica, Mazzarri dichiara che la sua esperienza al Napoli è conclusa. La piazza sospetta che da tempo si sia accordato con l'Inter, nonostante le sue dichiarazioni ufficiali smentiscano la cosa.
La settimana successiva al suo addio, però, arriva puntuale l'annuncio di Moratti: Mazzarri ha firmato un biennale con i nerazzurri.

Mazzarri allenatore – approccio, tattica, gestione della rosa

Lo schema base di Mazzarri è arcinoto: un 3-5-2 con gli esterni che in fase difensiva si abbassano sulla linea dei difensori e che in fase offensiva diventano decisivi e pericolosi negli inserimenti, al pari degli interni di centrocampo.
All'Inter la ricerca dell'equilibrio sta richiedendo addirittura che la seconda punta sia di fatto un centrocampista offensivo (Alvarez o Guarin) e che in campo ci vada, in pratica, un solo attaccante vero per volta.
L'idea fondamentale è attirare l'avversario in una zona del campo o sfruttarne la sua tendenza a concentrare il gioco in una zona specifica, per colpirlo negli spazi che lascia scoperto. Per questo, predilige una linea mediana di contrastatori dal piede accettabile e degli esterni estremamente rapidi a ribaltare il fronte. I movimenti sono tutti codificati. Al possesso di palla di un giocatore corrisponde il movimento di altri 3 o 4 componenti della rosa, a seconda della posizione della palla e del giocatore in possesso.
Nonostante i tentativi di variare il gioco e testare alcuni giocatori, come ad esempio Kovacic, all'Inter ormai già sono ricomparsi i titolarissimi.
Mazzarri e tutto il suo staff sono riconosciuti tra i migliori conoscitori tecnico-tattici del campionato italiano e tra i migliori preparatori, tattici e atletici, in circolazione in Europa.
Le sue squadre non creano mai meno di quattro o cinque occasioni da rete nitide a partita, il che consente quasi sempre, salvo errori dei singoli, una certa dose di fiducia nell'approccio alla partita.
E' sua indiscutibile prerogativa la capacità di tirar fuori dai giocatori che schiera in campo il meglio di loro stessi e anche di più: la precisione delle indicazioni sui movimenti e la capacità dei calciatori di interpretarle mostra a chi osserva il calcio di Mazzarri la certezza che ognuno in campo sappia quel che deve fare.
Questo mix tende a generare buoni risultati, come dimostra la carriera del mister in tutti i contesti in cui ha operato.
Meno evidenti ma abbastanza importanti sono anche i limiti che Mazzarri ed il suo staff hanno dimostrato negli anni: il gioco impostato quasi sempre sull'avversario e la mancanza di alternative tattiche possono generare partite bloccate e pareggi o addirittura sconfitte con squadre di livello decisamente inferiore. Una scarsa propensione al turnover porta a giocatori emarginati dalla rosa ed a grosse difficoltà nella gestione di stagioni con più competizioni da affrontare. La convinzione che il talento debba essere al servizio della tattica allontana inevitabilmente i più talentuosi dalle sue rose che, per altro, spesso non si distinguono per presenza di grandi calciatori provenienti dall'estero i quali, per un motivo o per l'altro, preferiscono sistematicamente altri lidi.
Se aggiungiamo a tutto questo una consistente dose di presunzione emersa già negli anni napoletani, si capisce che tanti aspetti positivi sono consistentemente bilanciati da altrettanti negativi.

Mazzarri e Benitez

Nell'anno in cui Benitez ha allenato i nerazzurri, il Napoli di Mazzarri affrontò l'Inter soltanto a Gennaio, quando ormai lo spagnolo aveva già lasciato l'Italia in seguito alle dimissioni dopo il Mondiale per Club. Per la cronaca sulla panchina dei milanesi c'era Leonardo.
Uno degli aspetti più interessanti della sfida tra i due tecnici sarà quindi il fatto che entrambi ritrovino un loro passato, più recente per il livornese e più remoto per mister Benitez.
Sono entrambi passati che hanno riservato soddisfazioni, ma anche amarezze sopratutto per il modo in cui le rispettive esperienze si sono chiuse, senza troppi complimenti.
Le idee di calcio espresse, inoltre, sono radicalmente opposte così come anche l'allenatore spagnolo ha sottolineato in conferenza stampa. Lo stesso tempo di gestazione, invece, hanno i due nuovi progetti. Quali dei due emergerà come il meglio sviluppato fino a questo momento?

Alberto Francesco Sanci – Redazione Napolisoccer.net



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