Fiorentina: cos’è cambiato?

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Nel match di domenica pomeriggio allo Stadio San Paolo il Napoli affronta la Fiorentina di Montella che, in modo singolare, si trova in una situazione del tutto simile a quella degli azzurri: eliminata agli ottavi di Europa League, in attesa della finale di Coppa Italia, con una situazione di classifica che garantisce la qualificazione Uefa (anche in virtù della stessa finale di Coppa Italia) ma che potrebbe portare, con una serie di risultati positivi e con il calo della squadra che precede, a qualcosa in più. 

Scopriamo assieme ai nostri lettori cosa è cambiato nella squadra viola nell'arco di tempo che ha separato il match d'andata, vinto dagli azzurri per 2-1 al Franchi, da quello di ritorno.
 
La rosa a disposizione – Infortuni e Mercato
La Fiorentina aveva puntato molto, quasi tutto, sulla disponibilità e l'efficacia nel reparto avanzato di Giuseppe Rossi e Mario Gomez. Con i seri infortuni occorsi ad entrambi, Montella ha dovuto fare di necessità virtù ma i risultati e il gioco, inevitabilmente, ne hanno risentito.
Attualmente sono bloccati per infortunio anche Rebic, Matias Fernandez e Pizarro, la cui presenza al San Paolo è rimasta incerta fino a poche ore fa.
Per risolvere la situazione critica degli attaccanti la società viola è tornata prontamente sul mercato a Gennaio, ingaggiando Alessandro Matri dal Milan. L'attaccante finora ha fornito un contributo abbastanza discontinuo: dopo il debutto coi fuochi d'artificio a Catania si è un po' perso per strada.
Oltre a Matri la Fiorentina ha ingaggiato il centrocampista Anderson dal Manchester United, ha riportato Diakitè in Italia dopo la parentesi al Sunderland e ha scelto Rosati come secondo portiere dopo lo svincolo dei legami con lo spagnolo Munua. Sul fronte cessioni sono stati prestati alcuni dei giovani che avevano ben figurato nel girone di Europa League: Marcos Alonso al Sunderland, Vecino al Cagliari, Yakovenko al Malaga. Infine, Ruben Olivera si è accasato al Brescia in Serie B.
 
La carica dell'ambiente
Alla vigilia del match di andata l'ambiente fiorentino era sull'onda dell'entusiasmo per i risultati che, fino a quel momento, la squadra era stata capace di raccogliere. Dopo il passaggio dei preliminari di Europa League, la Fiorentina affrontava il Napoli con una sola sconfitta in campionato, contro l'Inter a San Siro, e a sole due giornate di distanza dalla vittoria-capolavoro contro la Juve, rimasta l'unica sconfitta dei bianconeri in questo campionato. Il girone di Europa League aveva riservato solo gioie, con tre vittorie in tre partite, nonostante fossero state largamente impiegate le seconde linee, escluso Giuseppe Rossi.
Al San Paolo la Viola arriva, invece, reduce dalla sconfitta interna con la Juve che ha significato l'estromissione dall'Europa League ad opera dei rivali bianconeri, e con una distanza in campionato dalla qualificazione in Champions, posto occupato proprio dal Napoli, che appare già durissima da recuperare. L'unico risultato utile per la Fiorentina in questo scontro diretto si rivela essere la vittoria, perché dieci, o addirittura tredici punti da recuperare a nove giornate dal termine sembrano essere davvero troppi.
 
I torti arbitrali
Se nel match di andata le proteste per il mancato rigore concesso a Cuadrado a pochi secondi dalla fine vennero seguiti da proteste forti ma contenute, nel corso dell'anno la Fiorentina ha dovuto, suo malgrado, alzare i toni. Assieme al Torino, infatti, è stata la squadra che più spesso ha subito errori arbitrali decisivi in questo campionato. L'elenco è veramente lungo e, oggettivamente, alla squadra di Montella manca qualche punto a causa proprio di queste sviste. Lo stato d'animo della società nei confronti della classe arbitrale era già all'andata negativo a causa del finale dell'anno scorso in cui la qualificazione Champions venne 'scippata' alla Fiorentina dal Milan alle ultime due giornate. Oggi, se possibile, lo è ancora di più.
 
Alberto Francesco Sanci – Redazione Napolisoccer.net



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