Inter – Napoli 0-0: il match alla lavagna tattica

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La partita di Sabato scorso, disputata a San Siro e valida per la 35esima di Campionato, ha detto sicuramente qualcosa per quanto riguarda l'atteggiamento che il Napoli avrà in campo nella Finale di Coppa Italia. Molto spesso, nelle grandi squadre, quando si ha una settimana intera di preparazione ad un impegno importante, nella partita precedente viene provata la formazione che si ha intenzione di schierare nella decisiva sfida successiva. Restano i dubbi legati a quale giocatore utilizzare come trequartista centrale, considerata la prova opaca di Mertens in quel ruolo, e quelli legati alle condizioni di Higuain. Dall'altro lato si è vista un'Inter in netta crescita rispetto al girone d'andata, con schemi assimilati ed eseguiti meglio, sopratutto in fase difensiva, ma anche con una condizione fisica precaria che ha retto per circa sessanta minuti dei novanta di gioco.

 

Lo 0-0 di San Siro non è stata la 'partita perfetta' profetizzata da Gianni Brera e il risultato è rimasto bloccato sopratutto per gli errori sottoporta, da una parte e dall'altra.
 
La partita è stata aperta ad ogni risultato sopratutto nel primo tempo, quando le squadre, con maggior freschezza atletica e mentale, hanno potuto approfittare con più lucidità degli errori degli avversari.
Al 13' minuto il Napoli recupera una palla molto alta, grazie anche ad un errore di D'ambrosio, e si trova in quattro contro tre nei confronti di una difesa dell'Inter che stava salendo. La superiorità numerica, una delle pochissime in tutto l'incontro, viene sfruttata bene da Mertens che mette Callejon davanti alla porta. Lo spagnolo vanifica con un tocco di prima a lato, alla destra di Handanovic.
L'Inter invece attacca sempre la profondità alle spalle dei difensori del Napoli, cercando l'uno contro uno con i centrali azzurri alternando le posizioni di Icardi e Palacio. Albiol soffre qualche volta la maggior fisicità del primo, mentre Britos quasi mai riesce a tenere il secondo in velocità: al 26' arriva un ammonizione che certifica i suoi limiti in questa marcatura.
Ma i nerazzurri concludono raramente in maniera pericolosa verso la porta di Reina e mai dall'interno dell'area di rigore. Si va negli spogliatoi in una situazione di sostanziale equilibrio rispecchiata dal risultato.
 
All'inizio della ripresa c'è un botta e risposta tra le due formazioni. E' prima il Napoli a rendersi molto pericoloso: un cambio di gioco veloce e preciso di Callejon libera Insigne, che trova libero Inler in prossimità dell'area. Il successivo taglio di Callejon verso il centro fa collassare l'esterno, Nagatomo, nell'area di rigore, liberando lo spazio alle spalle di Andreolli. Higuain è bravissimo a fintare il movimento nello spazio libero per poi mettersi rapidamente davanti al centrale nerazzurro e andare alla conclusione. L'azione prosegue, la palla arriva a Jorginho e il concentramento dei difensori della squadra di Mazzarri libera ancora spazio sull'esterno. Mertens e Insigne hanno lo spazio per provare la conlcusione ma il belga, cui finisce il pallone, tenta un tiro-cross nell'affollatissima area piccola, dove non c'è però nessun azzurro pronto a sfruttare l'occasione.
 
Il Napoli, d'altra parte, si fa trovare scoperto in una situazione apparentemente facile da gestire. L'azione dell'Inter parte in tre contro sei, Palacio è bravo a chiamare Nagatomo all'inserimento sulla fascia, lasciata volutamente libera dal Napoli per portare l'azione avversaria nella parte meno pericolosa del campo.
Nello sviluppo dell'azione, però, il Napoli dimentica di marcare Palacio, con la concentrazione dei giocatori che si sposta troppo sulla zona perdendo di vista gli uomini. Palacio arriva al colpo di testa completamente da solo, con Britos, Albiol e Inler a tre metri da lui, equidistanti dall'argentino, e che si chiamano a vicenda la marcatura. L'errore è grave: Inler non dovrebbe lasciare la marcatura dell'attaccante interista, a meno di non essere certo che uno dei due centrali lo ha preso in consegna, sopratutto in considerazione del fatto che non ci sono altri uomini nerazzurri alle proprie spalle.
Pure Britos dovrebbe stringere su Palacio, una volta che Icardi ha fatto il movimento per andare a cercare la marcatura di Ghoulam, evidentemente meno efficace sui colpi di testa.
 
Da questo momento, fortunatamente per il Napoli, l'Inter cala vistosamente lasciando il pallino del gioco nelle mani dei giocatori azzurri. Questi ultimi, però, fanno fatica a trovare spazi per l'attenta gestione difensiva della squadra di Mazzarri, ulteriormente puntellata dall'ingresso di un centrocampista, Kuzmanovic, al posto di una punta, Icardi.
L'azione del palo di Inler arriva da un efficace contropiede orchestrato da Jorginho e Hamsik il quale, dopo aver cambiato gioco su Callejon, riceve il pallone dallo spagnolo e serve l'inserimento dello svizzero. Quello che accade subito dopo è un po' un indice di quanto il Napoli a volte potrebbe e non fa: Inler vince fortunosamente un rimpallo e si trova solo davanti a Handanovic, concludendo con sfortuna sul palo interno. E' bastato un uno contro uno vinto grazie a un po' di sorte per trovarsi soli davanti al portiere avversario: perché non provarci più spesso, magari con qualche elemento dalla classe maggiore di quella del numero 88 azzurro?
 
Concludiamo con una breve analisi dei movimenti di Higuain e Mertens, che forse potrebbero spiegare il motivo di questa rarità del dribbling nell'attacco azzurro. Si è detto spesso che i movimenti di Higuain vanno ad occupare gli spazi del trequartista di turno, rendendo difficile la giocata a chi, di volta in volta, ricopre questo ruolo. Dalla partita di Milano questo risulta vero solo parzialmente.
Il movimento ad uscire di Higuain è fatto, fondamentalmente, per chiamare fuori uno dei due centrali: l'appoggio del Pipita su uno dei centrocampisti dovrebbe essere eseguito contemporaneamente ad un movimento in profondità di uno dei trequartisti. Quest'ultimo dovrebbe farsi trovare nelle condizioni di ricevere un pallone, preciso, nello spazio.
L'azione di cui parliamo è esattamente quella che porta all'infortunio di Higuain. Il Pipita esce dalla linea di difesa, favorendo l'inserimento di Hamsik alle sue spalle.
Quello che succede però sempre più frequentemente è che il difensore che dovrebbe uscire su Higuain in realtà resta sulla linea ad aspettare lo sviluppo del gioco, potendo così seguire meglio gli inserimenti. Con una difesa numerosa e una linea di centrocampo bassa e concentrata, gli spazi per la giocata sono ridottissimi: servirebbe una rapidità di esecuzione e una precisione che il Napoli ha mostrato, nei propri elementi, soltanto nei momenti di maggior ispirazione dell'anno.
Un altro limite è invece legato al passo e alla prontezza offensiva degli esterni bassi: aver trovato dei terzini capaci di contrastare in prima battuta l'avversario è significato pagare qualcosa in fase offensiva. Le linee difensive composte da cinque uomini si attaccano meglio sull'esterno e gli attuali interpreti del Napoli consentono poche alternative. Dovendo giudicare l'intera stagione del Napoli, si può dire con tranquillità che in tal senso l'infortunio di Zuniga è sicuramente pesato moltissimo.
 
Alberto Francesco Sanci – Redazione Napolisoccer.net
Revisione a cura di Mister Agostino Iacobelli
Ci scusiamo con i lettori della rubrica per la mancanza delle immagini dovuta ad un problema tecnico.
Vi aspettiamo tutti per l'analisi della Finale di Coppa Italia Tim, a inizio della settimana prossima.



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