Napoli-Udinese 3-1: l’analisi tattica della partita

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lavagnatatticaNel match contro l’Udinese il Napoli approccia benissimo la partita, si è trattato forse del miglior inizio di gara di quest’anno, che ha ricordato per certi versi gli approcci di partita della stagione scorsa. Quello che sembra essersi molto modificato in questo aspetto, forse principalmente mentale, è la convinzione: gli azzurri sanno di nuovo di poter fare goal sempre e mettono sotto l’avversario con la giusta cattiveria.
Nelle due reti degli azzurri segnate nei primi venti minuti di gioco, c’è una chiave comune: il recupero di palla in una zona relativamente alta del campo. Sull’1-0 segnato da Mertens è proprio il belga a strappare il pallone dai piedi dell’avversario e a lanciarsi nella trequarti difensiva udinese, andando a proporre e a chiudere l’uno-due con Higuain. Nell’occasione del 2-0 è Ghoulam ad andare a colpire di testa un rinvio dal fondo di Karnezis, trovando Hamsik e Mertens sulla propria verticale pronti a dialogare sull’out sinistro dell’attacco azzurro, già nella metà campo friulana. Insomma, il Napoli è abilissimo nel capovolgere il fronte di gioco in maniera fulminea, grazie alla propria condizione atletica, e anche ai movimenti dei quattro d’attacco che, in entrambe le azioni, sono fondamentali per lo sviluppo e ben eseguiti dagli interpreti.
Sull’azione dell’1-0 Higuain e Gabbiadini incrociano le proprie linee di corsa, col primo che viene verso la trequarti per proporsi come scarico al compagno, e il secondo ad attaccare la profondità alle spalle dell’argentino, con un movimento tipico della seconda punta. Il movimento è molto simile anche in occasione del 2-0: stavolta però Hamsik vede il taglio dell’ex sampdoriano alle spalle del Pipita e serve il pallone proprio lì dove il bergamasco aveva dettato il passaggio. Ancora una volta Higuain è utile, col suo movimento, ad allargare la “finestra” in cui viene servita la sfera, compiendo un mezzo giro per portare via il difensore centrale che si occupa della sua marcatura.
Le giocate che portano al doppio vantaggio azzurro possono essere considerate tipiche del modulo 4-2-3-1. Possono chiaramente essere realizzate anche con altri moduli di partenza, ma quello utilizzato da Benitez, associato alle caratteristiche e – non dimentichiamolo – al buon stato di forma dei giocatori coinvolti, è sicuramente quello col quale si possono trovare maggiori soluzioni. La varietà delle giocate è comunque legata alle capacità dei calciatori: ci sentiamo di dire che l’acquisto di Gabbiadini ha sicuramente portato qualche opzione in più, anche perché Callejon ultimamente aveva dimostrato di aver perso lo smalto d’inizio stagione e dell’anno scorso.

 

Cosa accade poi al Napoli? Sicuramente gli azzurri prendono un primo spavento sulla traversa colpita dal pallone scagliato da Allan in azione personale e deviato da Rafael. L’insicurezza si trasforma in certezza sull’azione successiva, nella quale il portiere azzurro sbaglia clamorosamente l’uscita invitando, in pratica, Thereau a tentare e trovare la conclusione a pallonetto. Ma non può essere solo una spiegazione psicologica a giustificare una seconda metà di primo tempo tutta sull’onda della preoccupazione: il Napoli inizia a subire pesantemente l’inferiorità numerica a centrocampo, costituita dai tre giocatori friulani contrapposti ai due napoletani, aiutati da Bruno Fernandes, posizionato tra le linee. Man mano che passano i minuti, i due esterni alti di Benitez, Mertens e Gabbiadini, perdono passo e intensità, e molte volte in uscita chi deve gestire il pallone (sopratutto Hamsik) non trova scarichi facili perdendo palla e non dando il tempo alla squadra per rifiatare. E’ un continuo riconquistar palla e perderla, che mette l’affanno ai giocatori e ai tifosi azzurri. Sottolineiamo ancora una volta come manchi clamorosamente in questa squadra un uomo che sappia prendere il pallone al limite della propria area e traghettarlo tranquillamente fino al cerchio di centrocampo, con la corsa o con la gestione serena del passaggio corto e lungo, dando il tempo alla squadra di salire e predisporsi alla fase offensiva senza patemi d’animo.

 

Il secondo tempo è forse la frazione di gioco di tutta la stagione in cui il Napoli è stato maggiormente capace di amministrare il gioco, senza esporsi a pericoli eccessivi ma anche risultando abbastanza sterile in attacco. Si è visto quasi il Napoli da trasferta delle ultime gare, quello che contro Lazio e Chievo Verona ha dato l’impressione di riuscire a vincere grazie al cinismo e alla capacità di gestire se stesso e gli avversari. Possiamo dire, in sintesi, che la squadra appare più matura rispetto al girone d’andata, ma comunque ancora incompleta negli uomini e in alcuni frangenti di gioco. Mancanze, comunque, le cui responsabilità non sentiamo ormai più di poter imputare al tecnico – che pure ci è sembrato aver sbagliato più di qualcosa nella primissima fase della stagione – né ai giocatori, i quali ormai sembrano aver dimostrato ampiamente tutti, con l’eccezione dei nuovi arrivati, ciò che possono dare e togliere a questa squadra.

 

Alberto Francesco Sanci – Redazione Napolisoccer.net



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