Una vita da procuratore – Dario Canovi si racconta a NapoliSoccer.net

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Canovi Dario foto tratta da internetDario Canovi è stato uno dei primi procuratori nel mondo del calcio, è stato avvocato fiduciario dell’AIC ed ha vissuto in pieno il mondo del calcio. Custode di aneddoti ed esperienze varie, con tante storie di calciomercato e non, un occhio alla deregulation degli Agenti FIFA, una battuta sul suo libro ed un ricordo Italo Allodi, il suo amico di sempre, in un’intervista a “cuore aperto” che proponiamo ai nostri lettori.

Avvocato Canovi come ha inizio la sua carriera da procuratore?
“Mi sono ritrovato a fare il procuratore per un caso fortuito: lavoravo nello studio legale di mio fratello ed un caro amico portò da me Giancarlo Morrone, un calciatore dell’Avellino che aveva avuto un incidente durante la preparazione con l’Avellino. Il presidente della squadra campana Sibilia, aveva promesso ai giocatori che in caso di incidente in fase di preparazione avrebbero avuto lo stesso contratto dell’anno precedente ma con il cambio della dirigenza irpina cambiò la situazione ed io mi trovai a fare una vertenza sindacale alla società avellinese e la vinsi.
Da lì ebbe inizio la mia carriera come procuratore, sono stato uno degli avvocati dell’Assocalciatori e ho condotto tante battaglie tra cui quella del contratto collettivo
“.

Uno dei suoi assistiti è stato Maurizio Montesi, che “fece esplodere il primo calcio scommesse della storia del calcio”, cosa ci racconta di lui?
“Maurizio Montesi è diventato mio assistito dopo la vicenda del calcio scommesse. Raccontò da amico a Oliviero Bea, che se non ricordo male all’epoca dei fatti lavorava per Repubblica, quello che stava avvenendo in quel periodo negli spogliatoi della Lazio, dove alcuni giocatori erano d’accordo con degli scommettitori per truccare delle partite. Bea, a sua volta, scrisse tutto e nacque un’inchiesta che portò all’arresto di molti calciatori. Fu il primo episodio di calcio scommesse della storia del calcio italiano.
Assistevo Montesi quando giocava nella Lazio, era il titolare del centrocampo bianco-celeste e guadagnava meno della sua riserva che era Lopez. Ricorso che andai a discutere il rinnovo del suo contratto e mi proposero una cifra annua nettamente inferiore a quanto guadagnava la sua riserva, io ero contrario ad accettare quella cifra ma mi rispose che quei soldi gli bastavano ed accettò il rinnovo. Erano sicuramente altri tempi ma Montesi era una persona unica e di grande spessore morale”.

Ci fa qualche nome tra i suoi assistiti?
“Tra i tanti calciatori che ho assistito ci sono: Bruno Conti, Falcao, Cerezo, Rumenigge, Nesta, Di Vaio, Bertoni, Collovati, Di Biagio, Dossena, Nela e tanti altri giocatori. Ho avuto la fortuna di assistere 13 campioni del mondo, che è un buon numero”.

Ma davvero Falcao fu vicino a vestire la maglia dell’Inter?
“Per Falcao ci fu qualcosa di più di un semplice accordo con l’Inter. Andava in scadenza con la Roma ed il suo agente trovò l’accordo con il club nerazzurro. Era tutto fatto, i contratti erano stati anche firmati ma tutto saltò e il contratto non fu depositato.
Anni dopo fu Mazzola a svelarmi i retroscena di quella trattativa. Mentre stavano per andare a depositare i contratti, il presidente dell’Inter Fraizzoli fu chiamato dal presidente della Roma Viola, che aveva molti amici nell’ambiente della politica romana tra cui Andreotti. Viola chiese a Fraizzoli se la sua industria fornisse ancora le divise alle forze militari e para
militari italiane. Il presidente nerazzurro interpretò la domanda come una sorta di minaccia, si spaventò e non depositò più il contratto di Falcao.
Invece, per far trovare l’accordo tra Falcao e la Roma, intervenne Andreotti che, grazie all’aiuto di un suo amico italiano, fece in modo che le parti continuassero il proprio rapporto calcistico. Il rinnovo del contratto tra Falcao e la Roma fu firmato nello studio di Andreotti”.

Avvocato Canovi, in tantissimi anni ha mai pensato di abbandonare il mondo del calcio?
“Oltre a fare il procuratore, ho sempre fatto anche l’avvocato ma devo dire la verità: fare il procuratore mi ha dato tantissime soddisfazioni. E’ bello prendere la procura di calciatori di giovane età e vederli solcare grandi palcoscenici sia con i club che con la Nazionale. Questo è il caso di Nesta e Di Biagio.
Un procuratore vive di luce riflessa; perciò vedere un proprio assistito vincere scudetti, champions e mondiali è una soddisfazione non da poco. Adesso ci sono procuratori che sono più famosi dei loro assistiti mentre un tempo più era famoso e conosciuto un calciatore tanto era conosciuto un procuratore.
Onestamente no, non ho mai pensato di lasciare il mondo del calcio! Ora le cose vanno in maniera diversa, i
l calcio è una delle tante attività umane ed è cambiato come è cambiata la società ed il modo di pensare degli esseri umani nel corso degli anni. Diceva Italo Allodi che il calcio era una strana attività, in cui andavi a letto muratore e ti svegliavi architetto.
Questo
 – spiega l’avvocato Canovi – per dire che nel calcio c’è un grande senso di approssimazione in cui i dirigenti si credono di essere grandi dirigenti e i procuratori pensano di fare bene la loro professione e invece sono solo dei profittatori. In questo il calcio è peggiorato molto. Quello che prima funzionava era il senso di correttezza che accomunava tutti: in passato sono stati rispettati contratti con una stretta di mano. I presidenti prima erano dei tifosi mentre adesso quasi sempre sono solo dei personaggi che vogliono lucrare nel mondo sul calcio e si sono trasformati da mecenati ad uomini d’affari”.

Com’erano i suoi rapporti con il presidente Corrado Ferlaino?
“Con Ferlaino ho fatto tante trattative, su tutte quella di aver portato Fonseca in azzurro. Nel Napoli Campione d’Italia assistevo sette giocatori, tra cui Bruno Giordano, Renica, Ferrara, Ferrario, Filardi, Di Fusco e Carannante. Avevo un buon rapporto con la società partenopea anche se le discussioni contrattuali non le portavo avanti con Ferlaino ma con i suoi direttori sportivi.
Ho avuto la fortuna ed il vanto di essere un buon amico del più grande dirigente calcistico che abbia mai conosciuto: Italo Allodi. Oltre che con Allodi ho avuto buoni rapporti anche con Marino e Moggi.
Con il Napoli ho avuto buoni rapporti; ricordo che Ferlaino voleva che portassi Bruno Conti al Napoli. Il Napoli aveva in squadra Maradona e Giordano e parlando con Allodi, che era direttore sportivo del Napoli, dissi se il più alto era 1,75 cm dopo per colpire la palla di testa ci voleva Biancaneve. Mi rispose che con quei fenomeni non c’era bisogno di far volare la palla ma bastava tenerla rasoterra.
Riguardo a Conti non 
se Viola e Ferlaino abbiano mai avuto un contatto diretto per questa trattativa ma il giocatore sapeva dell’interessamento del Napoli. Credo che un contatto tra i due presidenti ci sia stato ma Viola avrà chiarito subito che era incedibile”.

Attualmente come sono i rapporti con Aurelio De Laurentiis? In un’intervista il presidente azzurro non ha espresso parole lusinghiere per i procuratori: cosa pensa lei in merito?
“Con De Laurentiis ho un buon rapporto e lo conosco da prima che entrasse nel mondo del calcio. Sono amico del produttore esecutivo di molti suo film, Maurizio Amati. I miei figli andavano a scuola insieme ai figli di Amati ed un giorno incontrandoci al bar della scuola mi disse che mi voleva conoscere De Laurentiis. Andai a fare due o tre pranzi con l’attuale presidente del Napoli e mi diede mandato di interpellare Ferlaino perché voleva comparare il Napoli. Andai pure a parlare con Ferlaino ma in quel momento la volontà dell’ex presidente azzurro non era quella di cedere il club partenopeo e la cosa finì lì. 
Qualche volta anche gli uomini intelligenti possono dire delle sciocchezze. E’ una generalizzazione che non è accettabile da una persona intelligente come lui, sarebbe come se io dicessi che tutti presidenti sono la rovina del calcio e sappiamo che non è così. Conosco molti più presidenti a causa dei quali i club sono falliti ma non conosco nessun procuratore che abbia fatto fallire un club.
De Laurentiis ha comprato il Napoli quando la squadra era fallita ma la colpa del fallimento del Napoli non è da attribuire ad un procuratore ma di certo a qualche suo predecessore. Come in tutti le attività umana ci sono quelli bravi e quelli no, quelli buoni e quelli cattivi, quelli corretti e quelli no.
Inoltre bisogna fare una giusta distinzione tra quelli che si chiamavano Agenti FIFA, che avevano una norma, un regolamento da seguire e che avevano una selezione e quelli stanno venendo fuori dal nuovi regolamento. I nuovi procuratori basta che diano un obolo alla federazione di 500 euro e fanno un autocertificazione in cui dichiarano di essere una persona per bene e sono procuratori. Non sono mai stato favorevole a questa cosa, credo che per fare il procuratore bisogna prima di tutto essere avvocati e poi avere delle norme e dei regolamenti da seguire.
Chi ha portato a questo è stata la Federazione e gli organi federali sono stati eletti da De Laurentiis e non da me. Blatter
– precisa l’avvocato Canovi a Napolisoccer.NET – ha voluto la deregulation e c’è da chiedersi perché un “galantuomo” come Blatter abbia voluto la deregulation. Alcune federazioni non hanno ubbidito alla normativa FIFA ma c’è da chiedersi anche perché la nostra federazione ha voluto accettare ciò. Matarrese una cosa del genere non l’avrebbe mai accettata.
Credo che l’abolizione dei procuratori sia stata un grande errore e mi chiedo perché non si sia opposta anche l’Associazione dei calciatori dal momento che i primi a pagare le conseguenze sono proprio i calciatori”.

Qual è stata la trattativa che le ha dato più soddisfazioni, quale quella che gliene ha date meno, quale quella che ricorda con più affetto, quale più facile e quale quella più difficile.
“E’ sempre difficile fare una classifica di questo tipo, ricordo la trattativa con cui portai Scifo dall’Auxerre al Torino, Fonesca dal Cagliari al Napoli, Aguilera dal Genoa al Torino, Di Biagio dal Foggia alla Roma, tante trattative che non si sarebbero concluse se non ci fossi stato presente anche io. Ciascuno di queste trattative mi ha dato tante soddisfazioni personali; poiché è sempre bello riuscire in qualche cosa. Portai Biagioni dal Cosenza al Foggia e fu una delle più belle trattative della mia carriera; dato che oltre ad essere un mio assistito è anche un mio amico.
Ricordo che i rinnovi con Allodi erano veramente divertenti, avevamo un rapporto chiaro, limpido e cristallino che dopo 10 minuti era già chiaro dove lui poteva arrivare ed io fin dove potevo spingermi. Un giorno dovevamo trattare tre rinnovi e dopo mezz’ora avevamo già concluso tutto, io volevo tornare a Roma ma lui mi trattenne in sede per ore perché all’esterno c’erano dei giornalisti. Mi disse se esci ora vuol dire che o tu hai dato dei soldi a me o io ho dato dei soldi a te; alla fine, uscimmo dopo due o tre ore e disse ai giornalisti che non avevamo trovato l’accordo e che ci saremmo dovuti incontrare di nuovo per discutere i rinnovi. Raggiungere un accordo con Allodi era facile, io gli dicevo quanto volevo e lui mi diceva si o no, se era no però mi diceva a quanto poteva arrivare per convincermi a restare. Era molto schietto e diretto ed è stato il più grande dirigente che abbia mai incontrato.
Come scrivo nel mio libro, Allodi era un uomo straordinario, una persona impeccabile, sapeva usare il congiuntivo, amava l’arte ed adorava la letteratura, gestiva il calcio in maniera impeccabile ed era un manager dalle idee rivoluzionarie. È stato lui ad inventare la scuola per direttori sportivi a Coverciano e sotto di lui divenne importante anche la scuola di allenatori a Coverciano. Per quei tempi era uomo che stava nettamente avanti agli altri. Era uomo di cultura, signorilità, simpatia e sentimento.
Dicevamo di lui che era il re del mercato ma lo era in modo diverso rispetto a tutti quegli altri che negli anni sono stati poi definiti i re del mercato”.

Si dice che a livello mondiale il calciomercato sia mosso solo da tre agenti, la pensa anche lei così?
“Io credo che la Federazione internazionale faccia finta di non vedere quello che sta succedendo, si parla tanto che i fondi, i procuratori proprietari dei cartellini, siano vietati dai regolamenti ma poi basta leggere per capire che così non è. Quando intervengono multinazionali con grandi fondi e tanti soldi fagocitano tutto quanto. Quando ci sono fondi che hanno club, giocatori e procuratori è una multiproprietà.
Spesso ho ritagliato giornali e li ho mandati alla federazione per far loro prendere atto di ciò. Non c’è bisogno di fare indagini ma basta leggere i giornali per capire che non si rispettano i regolamenti. Una volta fui deferito perché dissi che la Federazione Italiana Gioco Calcio faceva come le tre scimmiette: non vedeva, non sentiva e non parlava.
Ai miei tempi f
are il procuratore era un incarico professionale che qualcuno ti affidava e tu dovevi svolgerlo nel migliore dei modi. Adesso ci sono procuratori che si siedono intorno ad un tavolo di trattative e la prima cosa che chiedono è a quanto ammonta la propria commissione. Chi ha iniziato l’attività nel mio stesso periodo, si limitava a raggiungere prima l’accordo economico per il proprio assistito e poi parlava della propria percentuale. Nella maggior parte dei casi, questa percentuale, ci veniva data dal nostro assistito e si basava sul risultato raggiunto ed era una piccola percentuale dello stipendio che il giocatore guadagnava. Adesso vediamo commissioni mostruose pagate dai club, però poi non possono definire noi come un cancro. Facessero i nomi e iniziassero a denunciare e fare esposti scritti e probabilmente certe cose accadrebbero di meno”.

Lei ha scritto un libro, si chiama lo “Stalliere del re”, ci spiega come nasce il titolo di questo titolo?
“Lo stalliere del re è il titolo del libro e deriva da una famosa frase di Gianni Agnelli, che non amava Luciano Moggi. Con Moggi ero in buoni rapporti ed un giorno mi chiese di accompagnarlo da uno dei migliori amici di Agnelli, che sarebbe l’avvocato Mario D’Urso, un mio fraterno amico, poiché avevamo fatto tutte le scuole insieme e anche l’università. Dopo quell’incontro mi disse Russo che finché ci sarebbe stato Agnelli alla Juventus, Moggi non avrebbe messo piede nella società bianconera. Dopo neanche un mese la famiglie Agnelli passò la Juventus nelle mani di Umberto, amico di Giraudo, che a sua volta era amico di Moggi e lo fece entrare nella Juventus.
Questa avversione di Gianni Agnelli verso Luciano Moggi era nota a tutti; perciò non appena Moggi arrivò alla Juventus, i giornalisti andarono da Agnelli per chiedergli “come mai Moggi alla Juventus?” E lui rispose: “perché solo lo stalliere del re può sapere chi gli ruba i cavalli”. Da lì nacque il titolo, che fu invenzione del mio coautore che è Giacomo Mazzocchi, capo dello Sport di Telemontecarlo e padre del giornalista RAI Marco”.

Avvocato Canovi, come mai i suoi figli hanno intrapreso la sua stessa professione?
“Perché forse hanno visto la passione che ci metteva il padre in questo lavoro. Mi sono ritrovato quasi per caso a fare il procuratore ma ho sempre sognato di far parte del mondo del calcio: non avevo la stoffa per fare il calciatore e mi mancava l’attitudine per fare l’allenatore o l’arbitro, perciò – rivela l’avvocato Canovi – fare l’Agente di calciatore è stata una scappatoia.
I miei figli sono cresciuti in questo ambiente, hanno conosciuto molti calciatori, perché spesso a casa nostra venivano a cena sia calciatori che grandi personaggi nel mondo del calcio. Entrambi hanno iniziato giovanissimi ma Simone adesso fa lo scouting per la Roma, mentre Alessandro lavora benissimo in Francia e segue dei giocatori molto importanti come Thiago Motta”.

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Perennemente distratto ma appassionato di calcio e soprattutto del Napoli. Giornalista pubblicista, collaboro da tempo con NapoliSoccer.NET, che considero praticamente la mia seconda famiglia. Mi occupo principalmente di interviste in esclusiva e della Primavera azzurra, mi piace il contatto con i tifosi e spesso mi troverete nelle strade di Napoli a chiedervi interviste e pareri.


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