L’AIA perde i voti, tensione in FIGC. Un’astensione potrebbe portare al commissariamento

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C’è un’altra questione politica che anima gli scenari del calcio italiano in questi giorni: è di ieri la notizia che l’AIA, la componente arbitrale del nostro calcio, perderà il 2% dei voti nel consiglio federale e nell’assemblea elettiva della FIGC. La Federcalcio, infatti, ratificherà nel proprio statuto le direttive che prevedono l’allineamento delle diverse federazioni del CONI alle direttive internazionali: l’AIA dovrà adeguarsi alla commissione arbitri della FIFA, presieduta da Pierluigi Collina, che non ha potere di voto.

C’è tensione per questo passaggio, perché secondo il presidente dell’AIA Nicchi si tratta di una scelta politica che costituisce “un attacco all’autonomia dell’Aia per accentrare tutto a Roma”. Sempre secondo l’ex arbitro, il passaggio sarebbe una scelta deliberata della Federcalcio e non l’adempimento di un obbligo, in quanto – sostiene Nicchi – i regolamenti internazionali a cui si fa riferimento non vietano il voto, semplicemente non lo prevedono: quindi vietarlo in Italia è una facoltà della Figc.

Gli arbitri sarebbero pronti a una clamorosa astensione “dalla Serie A ai campionati minori”, con la conseguente paralisi dell’intero sistema calcio. La FIGC da parte sua potrebbe rispondere con un commissariamento dell’AIA qualora la protesta si facesse tanto clamorosa. In queste ore nella sede della Federcalcio di Via Allegri è in svolgimento un incontro con tutte le componenti dal quale dovrebbero venir fuori alcune delle idee per riformare il calcio e farlo uscire dalla crisi in cui tuttora versa. La questione del voto arbitrale potrebbe mettere nuovamente in secondo piano la riforma dei campionati, la creazione delle seconde squadre, la modernizzazione degli stadi, la riforma dello statuto.



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