Nicchi furioso per la questione voti all’AIA: “Si rischia un’altra Calciopoli”

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Le parole del presidente dell’AIA Nicchi sulla querelle politica del diritto di voto agli arbitri in FIGC.

Il presidente dell’AIA Marcello Nicchi è stato intervistato stamattina nel corso della trasmissione “Radio Anch’io Lo Sport” in onda su Radio Rai 1. Oltre ad aver fatto il punto della situazione sul VAR, che ripercorre le affermazioni di Rizzoli di qualche giorno fa, Nicchi ha posto evidenza alle problematiche del settore arbitrale e – in particolare – alla revisione dello statuto della FIGC che eliminerebbe il diritto di voto della componente arbitrale

Il presidente dell’AIA è parso particolarmente indignato dal fatto che l’attenzione verso gli arbitri venga posta solo per questa questione e non per problematiche del movimento come quella dei rimborsi nelle categorie inferiori e delle violenze subìte dai giovani fischietti. Tuttavia, la volontà di mantenere il peso politico acquisito è parsa lampante: di seguito una sintesi delle dichiarazioni di Nicchi sul voto arbitrale elaborata dalla redazione di NapoliSoccer.NET per i propri lettori. 

“Siamo il fiore all’occhiello di una Federazione piena di problemi e si cerca di andare a toccare la nostra autonomia. La decisione del Coni va a toccare un diritto che abbiamo acquisito. Minare l’indipendenza e la terzietà della classe arbitrale potrebbe significare l’inizio di una nuova Calciopoli. Vogliono indebolire il peso politico degli arbitri, vogliono aprire nuovamente scenari nefasti. Faccio di tutto per calmare gli arbitri ed evitare lo sciopero, ma se un giorno qualcuno arriverà al campo e non troverà l’arbitro non si sorprenda. 

L’arbitro deve votare perché è un principio democratico. Qualcuno vuole mettere le mani sugli arbitri: il 2% è un’attribuzione residuale, inorgoglisce il nostro movimento e non influisce nelle decisioni globali. A chi gioverebbe questa decisione, se non alla serie A che non ci vuole riconoscere questo diritto, come del resto dichiarato dal commissario Malagò? Tutte le altre componenti sono a nostro favore. Mettere le mani sugli arbitri significherebbe che ognuno dice la sua: nel modo di designare, nella crescita, nell’organizzazione”.



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