Chalobah: “Tatticamente Sarri è un grandissimo allenatore”

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Nathaniel Chalobah è stato poco al Napoli ma l’esperienza azzurra gli è rimasta nel cuore. Il centrocampista inglese, ex Chelsea ed ora in forza al Watford, nel corso di un’intervista, rilasciata a James Horncastle per il poadcast inglese “Golazzo: The Totally Italian Football Show”, dedicato al calcio, parla con Chalobah oltre che della sua attuale esperienza al Watford anche del suo periodo in prestito al Napoli.

Chalobah è rimasto legato alla piazza ed ai compagni, ed in più occasioni lo aveva già dimostrato, ma in questa intervista spiega anche il rapporto con il tecnico, le sue impressioni sui metodi dell’allenatore.

Il Napoli cercava un calciatore per sostituire un infortunato, non ci ho pensato due volte, all’inizio ero un pó titubante perché mi sarei trasferito in Italia ma poi mi sono detto: perche non provare? – ha spiegato Chalobah -. Ero molto motivato all’idea di confrontarmi con una nuova realtà e dopo varie esperienze in Premiership volevo imparare cose nuove quindi ero molto favorevole al trasferimento”.

Nathaniel ricorda benissimo il suo primo impatto con Napoli: “C’era un caldo torrido e l’aria era irrespirabile. Ero in jeans e giacca ma l’ho dovuta togliere dopo 5 minuti. Ho pensato: qui fa caldissimo“, così come ricorda il buon approccio con i compagni, apprezzandone la disponibilità: “Quando sono arrivato è stato come il primo giorno di scuola. La prima impressione del gruppo fu molto positiva, in Italia è diverso, le persone sono molto più disponibili. I primi giorni osservavo, parlavo poco con gli altri e provavo ad imparare le prima parole come ‘ciao’ e ‘come stai’. Pepe Reina parlava un pò l’inglese e fu uno dei primi ad aiutarmi assieme a Mertens e Koulibaly. Anche Sarri parlava inglese con me ma non quando eravamo in campo, pretendeva l’Italiano“.

Chalobah, pur non essendo stato impiegato con continuità, parla di Sarri in maniera positiva, apprezzandone sia lo spessore umano che l’abilità professionale. “E’ una bellissima persona, un grande manager. Tatticamente è stato uno dei più bravi con cui ho lavorato” racconta l’ex azzurro, spiegando “Era sempre attento a mantenere una relazione con tutti, infatti se avevi un problema andavi nel suo ufficio e lui era sempre disponibile ad ascoltarti. Abbiamo avuto parecchie conversazioni e lui mi spiegava cosa si aspettava da me. A volte perdeva la pazienza perché non lo capivo ma alla fine era sempre tutto ok. E’ una brava persona, molto dedita al lavoro e tatticamente sapeva come mettere la squadra in campo e come fermare le ripartenze degli avversari. Lavorava ogni giorno su questo“.

Il rapporto con i compagni di squadra del Napoli è stato importante per la sua crescita professionale e Nathaniel esprime chiaramente questo concetto. “Hamsik é uno di quei calciatori dalla grande reattività ed è sempre attento sul terreno di gioco, dicevamo che sembrava avere gli occhi anche dietro la testa perché sapeva sempre cosa fare, era sempre due o tre passi avanti. Quando ti alleni con giocatori così bravi devi imparare da loro, ed è stato fantastico farlo con lui, che parla anche inglese. C’è poi Jorginho, che gioca ad un tocco, al massimo due, in allenamento, non avevo mai visto nulla di simile. Ero certo che prima o poi lo avrebbero cercato le big europee. Ha un carattere meraviglioso, sempre sorridente, condividevo con lui la stanza a Napoli“. 

I metodi di mister Sarri sono particolari ed è cosa risaputa. Tutto è minuziosamente studiato ma non solo durante la fase di gioco, proverbiali sono gli schemi sulle palle da fermo e sulla ripresa del gioco. E Chalobah ne è rimasto talmente sorpreso e convinto che – raccontando un simpatico aneddoto – riesce a far capire l’importanza della questione. “E’ stato incredibile. Non mi ero mai allenato su una rimessa laterale. C’erano 10 differenti segnali. Dopo il mio primo allenamento mi dissero di studiarli. Non capivo e chiesi: ‘cosa?’. Mi spiegarono che dovevo studiare i segnali perchè in queste situazioni i centrocampisti venivano coinvolti. Pensai ‘mi sono perso’. Provavo a seguire i movimenti di Hamsik, ma impiegai due mesi a cominciare a capirci qualcosa. C’erano tantissimi segnali, tante rimesse, tanti schemi su corner, bisognava essere esattamente dove loro volevano. Ci spiegava quando pressare e quando non farlo con una linea in mezzo al campo, che non andava sorpassata. È stato un metodo che mi ha aiutato a crescere, lo uso ancora anche qui in Inghilterra. Giocare con lui è facile, non lascia nulla al caso. Studia la squadra e gli avversari, poi trasmette queste informazioni a noi calciatori. È stato fantastico“. 

Ma Nathaniel ha vissuto splendidamente l’impatto con i tifosi e si emoziona quando riascolta il ruggito del San Paolo dopo un suo gol e lo scandire del suo nome e ride riascoltando il commento dal suo gol. 

 ASCOLTA L’INTERVISTA COMPLETA

 



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