Koulibaly: “Abbiamo perso lo scudetto non vincendo contro Sassuolo, Milan e Chievo”

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Koulibaly_3.5.2017

Il difensore azzurro Kalidou Koulibaly, reduce da una splendida stagione con il Napoli che lo ha consacrato tra i migliori difensori d’Europa, attualmente impegnato con la sua Nazionale, il Senegal, in preparazione per il prossimo mondiale di Russia 2018, nel corso di un’intervista concessa a “So Foot“, ha rilasciato varie dichiarazioni riportate dalla Gazzetta dello Sport e di seguito sintetizzate da Napolisoccer.NET: “Abbiamo perso lo scudetto non vincendo contro squadre che avremmo dovuto battere: Sassuolo, Milan, Chievo. Giocare sempre dopo la Juve non era facile, c’era pressione per il risultato, capiscoche erano in Champions ma poi sono usciti. E’ stato difficile assistere alla sconfitta dell’Inter con la Juve.

Gol allo Stadium? Non mi ricordo più cos’è successo dopo il gol. Per me è importante restituire l’affetto della gente.

Futuro? Ho ancora tre anni di contratto, vedremo – spiega Koulibaly –. Peccato Reina sia andato via. Del mio arrivo ricordo che De Laurentiis chiese uno sconto al Genk, perché ero dieci centimetri più basso di quanto aveva letto su Internet. 

Benitez? Gli riattaccai in faccia due volte, pensavo fosse uno scherzo. Mi diede una lezione con bicchieri e forchette al posto di difensori e attaccanti. E mi chiedeva come mi sarei mosso. In quindici minuti ho imparato un sacco di cose.

Sarri? All’inizio non mi calcolava, chiesi di essere ceduto. Il club si oppose. Poi iniziò a farmi giocare. E pur di non uscire dai titolari giocavo anche se ero sfinito. Sarri mi ha trasmesso un’altra visione del calcio. Certi allenamenti senza opposizione sono da pazzi.

Razzismo? Difficile far finta di niente. Ma quel giorno – racconta Koulibaly – un bambino laziale si scusò per quanto successo. Gli regalai la maglia. La volta dopo i tifosi del Napoli vennero allo stadio con delle maschere con il mio volto ritratto. La prova che mi sono vicini. Il problema è di tutto il Paese e anche i napoletani lo subiscono, perché gente del sud“.



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