Da Masaniello a Sarri: la storia insegna e Napoli ne è testimone

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Da Masaniello a Sarri, di tempo ne è passato. Corsi e ricorsi storici, di chiara matrice vichiana, sono l’anello di congiunzione delle due figure che, comunque, capitolano davanti ai poteri forti e, probabilmente, tanto quanto Masaniello, anche Sarri rimarrà un eroe per il “popolo” Napoletano. 

I fatti ci ricordano che, all’epoca, Masaniello riuscì a sollevare in rivolta popolare i Napoletani per fronteggiare il “palazzo” ed il malgoverno che imponeva pesanti gabelle. Dopo vari giorni di rivolta, gli spagnoli furono costretti ad accettare le rivendicazioni popolari, poi, grazie ad una mirata strategia, Masaniello fu accusato di essere pazzo e condannato a morte, con il ripristino dello status quo.

Analogamente, in tre anni, Sarri ha condotto verso nuova concezione calcistica il Popolo Napoletano (ma non solo) modificando assetti scontati ed equilibri prestabiliti del sistema, destabilizzando – col suo modo di fare e col suo modo di essere – l’Italia calcistica, assuefatta a non scritti quanto inesorabili meccanismi.

Qualcosa di “scorretto” per la politica calcistica, perché spezzava con la bellezza del gioco il potere dei soldi, sovvertendo così il modello di “palazzo” che vede in tutto ciò un messaggio rischioso, laddove i detentori del potere, avrebbero rischiato di veder disconosciute le regole di sottomissione a cui avevano abituato tutto il circo calcistico. 

Un’idea, semplice ma eversiva, avrebbe rischiato di compromettere gli equilibri. Un rischio che prendeva sempre più forma e diveniva sempre più palpabile e reale. Cosa sarebbe accaduto se Sarri avesse vinto lo scudetto? Quale sarebbe stata la destabilizzante conseguenza? E perché mai rischiare? A queste domande si risponde con i correttivi in itinere, così il sistema pone rimedio e crea propri anticorpi.

Accade così, di colpo, che una stagione calcistica del tutto tranquilla, con il VAR a vigilare (almeno fino a gennaio – ndr) diventa improvvisamente  incandescente fino a chiudersi con un finale “opaco” che ha rispolverato, alle menti di tanti, atavici sospetti e riportato in auge vecchi discorsi di cronache giudiziarie che si sperava appartenessero per sempre al passato.

Perché non è da visionari affermare che, nello snodo cruciale della stagione, quando tutto sembrava ormai in accadimento, qualcosa di anomalo è accaduto. Casualità? Diciamo pure così, ma quella casualità ha spostato equilibri, rimettendo a posto ciò che era, rispetto a ciò che sarebbe potuto essere, ma che non era nel copione.

Alla fine tutto rientra nelle dinamiche dei fatti. Sarri, metaforicamente, si ritrova come Masaniello, con il secondo che “perse la testa” mentre il primo la squadra. E non solo. Perché, a quanto pare, il buon Maurizio probabilmente sta pagando il suo essere rivoluzionario.

Speriamo di no, ma ad oggi le sirene si sono trasformate in chimere: Chelsea, Zenit e chi più ne ha, più ne metta. La realtà è che mister Sarri rischia di diventare vittima del sistema, con De Laurentiis nei panni – sempre metaforicamente parlando – del suo carnefice.

Perché, dopo la bellezza del calcio espresso dal suo Napoli, dopo le cascate di complimenti ricevuti, appare quantomeno strano che mister Sarri non si sia già accasato altrove, avendo stimolato i piaceri di emiri e petrolieri di Europallone, per i quali la famosa clausola sarebbe poco più di qualche bruscolino.  Restasse senza squadra oltre che clamoroso sarebbe da interpretare in maniera approfondita. Anche perché, alzino la mano quanti credono che De Laurentiis intenda pagare lo stipendio di Sarri solo per sfizio.

E. tanto per capire l’analogia, basta leggere l’ultimo discorso di Masaniello ai Napoletani: “Amice miei, popolo mio, gente: vuie ve credite ca io so’ pazzo e forze avite raggione vuie: io so’ pazze overamente. Ma nunn’è colpa da mia, so state lloro che m’hanno fatto ascì afforza n’fantasia! Io ve vulevo sulamente bbene e forze sarrà chesta ‘a pazzaria ca tengo ‘ncapa. Vuie primme eravate munnezza e mò site libbere. Io v’aggio fatto libbere! Ma quanto pò dura’ ‘sta libbertà? Nu juorno?! Duie juorne?! E già pecchè pò ve vene ‘o suonno e ve jate tutte quante a cuccà. E facite bbuone: nun se pò campa’ tuttà ‘a vita cu ‘na scuppetta ‘mmano“, e confrontarlo con le dichiarazioni delle ultime settimane di mister Sarri.



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