La crescita del Napoli: Juventus e Salisburgo valido banco di prova per valutarne lo stato

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La crescita del Napoli: archiviata la gara con il Parma si pensa alla prossima importante sfida con la Juventus ed a quella contro il Salisburgo.

Il Napoli, pur avendo rallentato la sua corsa in campionato, conseguentemente ai due 0-0 consecutivi contro la Fiorentina ed il Torino, contro il Parma ha ritrovato gol e condizione, così invertendo una tendenza che vedeva la squadra azzurra giocar bene ma sprecona.

Con il Parma, invece, tutti hanno potuto apprezzare l’ottima prestazione della squadra di Ancelotti, che ha sancito la superiorità nei confronti degli emiliani anche in termini di risultato e gol, diversamente da quanto accaduto contro i viola e contro i granata che, seppur dominati sul campo, hanno potuto gioire di un pareggio che, in termini pugilistici, avrebbe visto gli azzurri sicuramente vincere ai punti.

Il Napoli visto a Parma ha messo la parola fine a quelle critiche, piovute sulla squadra e sul non gioco espresso, frutto più dell’emotività del momento che di un’efficace analisi. Perchè, a dispetto di quel che si dice, appare palese che questo Napoli, pur con meno punti della passata stagione, è una squadra compatta e coesa che esprime un buon calcio.

In realtà, l’umorale visione di una parte della stampa e della tifoseria condiziona il giudizio sulla squadra e ne sminuisce i meriti poichè si punta il dito sul -13 dalla capolista Juventus e non si tiene nel giusto conto e nel suo insieme la classifica.

E’ vero, tutti noi tifosi vorremmo un Napoli meno staccato dalla prima posizione ed in piena lotta scudetto ma così non è: tocca farsene una ragione. Di contro, bisognerebbe apprezzare che, dopo 25 giornate di campionato, gli azzurri mantengono un +9 punti rispetto all’Inter, terza in classifica, ed un + 12 punti rispetto alla Roma, quinta in classifica, che consente di affrontare con una certa tranquillità il cammino verso il piazzamento per la prossima Champions (in tutto sono quattro i posti disponibili).

Il buon rendimento del Napoli, sancito dai 56 punti in classifica, trova piena consacrazione nei numeri. Gli azzurri, infatti, vantano la seconda miglior difesa del campionato con 18 reti subite (la migliore è quella della Juventus con 15 reti subite), mentre sono quarti con le 46 reti realizzate, dietro alla Juventus (53), all’Atalanta (51) ed alla Roma (49), pur gravati da un eclatante numero di legni colpiti e limpide palle gol sprecate.

Insomma, il Napoli, seppur distante dalla vetta, è una squadra che ha fatto il vuoto dietro di se’, garantendosi il privilegio di assistere alla lotta champions – a lungo andare sfibrante – a cui sono costrette le inseguitrici Inter, Milan e Roma, con la Lazio maggiormente staccata (ma che ha già pagato lo scotto di un calendario complicato nella fase iniziale dei gironi di andata e ritorno).

L’equipe partenopea, fatti alla mano, ha steccato soltanto in Coppa Italia, avendo sfiorato la qualificazione al turno successivo di Champions in quello considerato, a giusta ragione, un gruppo di ferro, ben figurando contro squadre sicuramente di altissimo livello (PSG e Liverpool) ed attualmente è pronta a giocarsi la qualificazione ai quarti di finale di Europa League con il Salisburgo partendo come favorita.

Non poco per una squadra che, dagli esperti, ad inizio stagione, veniva indicata tra le meno accreditate tra le grandi, anche in relazione all’inizio di un nuovo ciclo, dopo l’addio di Sarri e l’avvento di Ancelotti, con conseguente gap da colmare prima che moduli e diversa mentalità fossero state assorbite (e digerite) dai calciatori.

Ovviamente, per molti, una rosa migliorata negli uomini chiave nelle due passate finestre di mercato avrebbe consentito di ottenere un maggior numero di punti: facile a dirsi ma manca la prova provata e nessuno potrà fornirla.


Questo Napoli sta facendo bene ed è in crescita, l’ottimismo non può mancare.

Quel che emerge, adoperandosi in una visione d’insieme ragionata, è che la stagione del Napoli non può essere considerata fallimentare, almeno fino ad oggi, sperando che il finóra non sia smentito dai risultati a fine stagione, ma ovviamente nessuno di noi è in possesso della “palla di vetro” o del dono/condanna di Cassandra.

Quel che si può dire è che, nonostante Ancelotti abbia dovuto misurarsi con il ricordo (vivissimo in tutti noi tifosi del Napoli e, più in generale, in tutti gli appassionati di calcio) della beltà del gioco espresso dal Napoli di Sarri, questo Napoli – seppur in maniera diversa – esprime trame di gioco ed esuberanza tecnico/tattica di eguale livello ed efficacia.

Il passaggio al nuovo modulo ha ovviamente portato degli scompensi ed era previsto e naturale che ciò accadesse, considerate anche le caratteristiche di alcuni giocatori della rosa.

Va comunque sottolineato che, ad esempio, il nuovo assetto difensivo ha portato indubbi benefici quanto a gol subiti, soprattutto escludendo le iniziali gare di assestamento (Sampdoria-Napoli, giusto per fare un esempio calzante). Indubbiamente, invece, la fase offensiva ha richiesto maggior tempo di adeguamento e, probabilmente, ancora ne richiederà.

Fortunatamente nella prima fase della stagione la buona vena realizzativa di Insigne ha consentito di “limitare” le problematiche ma le difficoltà palesate da giocatori come Zielinski, Mertens (ancora oggi) e Callejon non possono essere sottaciute a un’attenta e neutra analisi. Così come la poca propensione al gioco d’attacco di Hysaj che, per intraprendenza e interpretazione del ruolo, sembra essere stato superato da Malcuit.

Il nuovo corso di mister Ancelotti, basato su una fase offensiva portata da un alto numero di giocatori (sono almeno sette i giocatori azzurri che normalmente si propongono in fase offensiva), ha necessitato di tempo per essere compresa. Però è indubbiamente considerabile di notevole spessore.

Questo Napoli attacca in massa (ma non si scompone difensivamente), con gli attaccanti che si scambiano i ruoli e le ali che si accentrano oppure che si alternano con i terzini così da creare imbarazzo agli avversari. Questo modo di interpretare la manovra d’attacco permette di creare varie alternative offensive che mettono in difficoltà gli avversari, che si trovano senza riferimenti e di fronte a continui cambi tattici nel corso della stessa gara.

Ovviamente quel che ci si aspetta è che il Napoli, di gara in gara, riesca a dare sempre più continuità alle prestazioni, soprattutto in quelle partite dal più alto tasso di difficoltà.

Valido banco di prova saranno pertanto le prossime sfide contro la Juventus ed il Salisburgo, che permetteranno di avere un quadro più completo sulla crescita del gruppo azzurro e sull’apprendimento del dettato tattico di mister Ancelotti da parte dei giocatori.

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Giornalista sportivo, appassionato di calcio e, da sempre, tifoso del Napoli. Dal 2004 partecipo al progetto Napolisoccer.NET condividendone obiettivi e speranze, con l'unica finalità di fornire ai lettori un'informazione corretta e neutrale, scevra da pregiudizi e fuori da ogni logica di interesse. Napoletano convinto, nutro amore e passione incondizionata per "Terra mia", "Napul'è" e per la maglia azzurra.


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