De Laurentiis: “Rinnovo per Giuntoli. Insigne non ha prezzo. Il calcio va riformato, i club non sono dei tifosi”

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Aurelio De Laurentiis ha annunciato da Salisburgo davanti ai cronisti presenti per la gara di domani di Europa League il rinnovo di Cristiano Giuntoli. Una operazione che la nostra redazione aveva definito prioritaria pochi giorni fa: a distanza di brevissimo tempo, arriva l’ufficialità del rinnovo del direttore sportivo. Questo il motivo della conferenza stampa convocata quasi d’urgenza.

Il presidente ha poi parlato a lungo delle difficoltà dell’avere relazioni con la classe politica dirigente, in particolare rispetto ai lavori per il San Paolo in vista delle Universiadi. De Laurentiis ha anche parlato delle sue idee per riformare il calcio italiano e internazionale. Di seguito le sue parole sintetizzate dalla redazione di NapoliSoccer.NET per i propri lettori.

Voglio parlare solo di me, e non di altri o di altro. Stadio? Il Napoli esisterà sempre, con o senza lo stadio.

Cristiano Giuntoli rimarrà come direttore sportivo per i prossimi cinque anni a partire dal prossimo 1 luglio. Insigne? Non mi risulta sia sul mercato. Non c’è un prezzo per lui. Per colmare il gap con le grandi devo indebitarmi, e non posso. Sono stato considerato il virtuoso dei bilanci, mi sono indebitato solo con me stesso all’inizio dell’avventura con il Napoli. Ma è diverso. In certe squadre italiane a quotazione pubblica sono in tanti a metterci bocca, hanno discussioni interiori per fare il salto di qualità.

Il salto di qualità si può fare solo cambiando i regolamenti. Non lo ha capito nessuno, Giorgetti, Lotti, Gravina, la Federcalcio, i miei colleghi presidenti e il mio amico Malagò. Veltroni ha fatto un cambio epocale, aveva previsto gli imbrogli e lo scoppio dei club. I club sono società a finalità lucrative e non sono di proprietà dei tifosi. È giusto fare il film per gli spettatori, i nostri tifosi. Ma tra questo e dire che i tifosi siano proprietari del club ce ne passa.

Questa è la mentalità che sento nell’aria, e che mi ha fatto scappare dalle Universiadi: al tavolo si fa sempre populismo, quello che nel ‘700 e ‘800 ha dettato i paradigmi politici, magari ci sono persone che vengono da Comuni dove bisogna fare gli imbonitori coi propri elettori.
Mi spiace perché
i politici prendono in giro gli ignoranti. Chi non ha la capacità di discernere la cosa giusta da quella sbagliata si deve accodare. Chi fa populismo ha bisogno di passare dal Comune alla Regione.

Spero nei prossimi cinque anni che il mondo del calcio cambi. Io sono unico titolare del calcio napoli, a casa mia decido io, non devo convincere il CDA dopo aver consultato i miei collaboratori. In Inghilterra, Germania, Francia e Spagna è diverso: Florentino Perez non è il vero proprietario del Real Madrid. C’è un Europa disunita politicamente e quindi calcisticamente. Abbiamo da pedalare. Speriamo che con Agnelli all’ECA, contrapponendosi alla Uefa, riusciamo a cambiare le regole del gioco. Se vogliamo fare i populisti dovremmo fare giocare tutti quanti, ma non è possibile.


Le tv devono fare audience facendo giocare le più forti, brutto dirlo ma è così. Spiace doverlo dire, perché è bello che Cenerentola trovi il principe azzurro, ma non è sempre possibile, sono favole il più delle volte. Dobbiamo ragionare coi piedi per terra. In Italia servirebbe fare una SuperLega e lasciare la Serie A. La SuperLega nella mia testa è chiusa, mentre la Serie A oggi mantiene tutto il movimento calcistico italiano. È giusto? Dovrebbe avere allora più potere, non possiamo lasciare tutto in mano a Lotito che fa il gioco delle tre carte.

Franchigie? Impossibile parlarne in cinque minuti. La SuperLega io la farei secondo importanza territoriale. Così non devo fare le lotte contro Lotito perché il Napoli possa dire la sua. Il Napoli è la seconda, terza squadra italiana, dovrebbe avere più peso di una Udinese. Ma questo non si può fare, perché Lotito si è inventato i voti di maggioranza. Inter, Roma, Napoli, hanno esigenze diverse rispetto ad altre piazze. In Italia farei una SuperLega di 12 squadre, con franchigie, dove si entra e non si esce, a meno che non si fallisca. E poi altre 8 a turno da una Serie A, Serie B e Serie C, diluendo il numero di squadre. Col Bari finiremo in Serie C e mi dicono uccellini che ci sono tante squadre fallimentari anche lì. A che serve? Perché non partono i campionati? Ma sono già in duemila!

Sono da solo? Credo si sia sottovalutata la capacità politica della Lega partito politico. Mi hanno sorpreso dal punto di vista del marketing come cambiamento da partito del Nord a partito di tutta l’Italia. All’opposizione non c’è nessuno, a parte il fratello del commissario Montalbano. Pare che l’opposizione la facciano i Cinque Stelle. In realtà sono compagni di squadra di Salvini. Credo che Salvini abbia i numeri, a meno di pazzie alle Europee…il problema è che da una parte abbiamo populismo e dall’altra il sovranismo. Non c’è più la concezione che nella metà c’è la realtà.

Non me ne frega niente della politica per il calcio. Spero facciano politica per il paese. Meladnri ha fatto casino, Lotti non ha avuto le palle per risolverlo, l’attuale sottosegretario ha fatto due stronzate.


Una finale tutta italiana a Istanbul sarebbe il più bel regalo degli ultimi quindici anni. Il tweet di ieri? La Juve ha fatto una bella partita ieri, chi l’ha sbagliata è stato Simeone, che stimo comunque.

Domani è una partita molto complicata, perché per la prima volta facciamo giocare due centrali difensivi che non hanno mai giocato insieme, ma che hanno i numeri per farcela. Spero che non entrino timidi in campo.
Per il resto abbiamo una squadra forte, la partita si deciderà nei cambi degli ultimi venti minuti.
Cristiano è bravo a comprare o a vendere? Cristiano è bravo a prescindere, come Totò!”.

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