Quel De Laurentiis politico senza consenso, in bilico tra ECA ed EL

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La nuova sovraesposizione mediatica di Aurelio De Laurentiis, riemerso agli onori delle cronache dopo un lungo periodo di silenzio – anche per dei controlli medici effettuati – alla riunione della European Leagues (EL) di Madrid del 6 e 7 maggio, invita quanto meno a una riflessione sul ruolo politico che il patron della SSC Napoli sta provando a ritagliarsi nel quadro calcistico europeo.

Serve però una premessa che spieghi il quadro della situazione: nell’Europa pallonara si confrontano e scontrano due associazioni. La ECA, acronimo di European Club Association, presieduta da Andrea Agnelli e che da anni prova a trasformare la Champions League in SuperLega Europea, con relativo aumento degli introiti per i maggiori protagonisti del calcio europeo.
E la EL, acronimo di European Leagues, ex EPFL (European Professional Football Leagues), presieduta da Lars Christer Olsson ma diretta, di fatto, da Javier Tebas, presidente della Liga sponsorizzato nel recente passato anche da Urbano Cairo per la presidenza della Lega di Serie A. La EL, invece, riunisce molti club di seconda e terza fascia e si batte perché la rilevanza dei campionati nazionali resti prioritaria, e affinché sia semper il merito sportivo a decidere sull’accesso alle competizioni europee. Con colpevole ritardo, la EL sta iniziando anche a ragionare sul mantenimento della competitività all’interno dei campionati nazionali.

In tutto questo, Aurelio De Laurentiis è oggi a capo del settore marketing e comunicazione dell’ECA, ma la sua presenza e le sue dichiarazioni all’ultimo vertice dell’EL lasciano pochi dubbi: il patron azzurro è di fatto in un’ambigua “posizione di mezzo” tra le due associazioni, forse proprio per la situazione del club azzurro, da anni inserito nelle dinamiche di vertice europee, ma senza storia, strutture e fatturato per garantirsi la presenza priva di meriti sportivi in una ipotetica futura SuperLega.

De Laurentiis, pieno di idee rivoluzionare, sembra però inascoltato sia da una parte che dall’altra. Se nell’ECA la sua posizione è ancora poco rilevante, nell’EL è forse proprio il suo ruolo nell’ECA a lasciare perplessi.
E non è certamente un caso che il “suo” nuovo campionato europeo a 80 squadre, da giocare a centro settimana – e non nel weekend come della SuperLega si dice – si dovrebbe chiamare European League, come il nome dell’associazione dai quali scranni ha fatto partire la proposta.

Si potrebbe quasi parlare di arruffianamento, ma a noi piace pensare che il presidente azzurro abbia davvero la volontà di coinvolgere quante più realtà calcistiche possibili in un progetto del genere, in una visione sportiva e imprenditoriale che ormai non può che essergli riconosciuta come valida, considerato quanto fatto in quindici anni nella realtà partenopea.

Ma a questo, non si può non aggiungere la sensazione che il patron azzurro stia ripetendo, anche sul piano politico calcistico europeo, un’operazione che in Italia ha finito inevitabilmente per fargli perdere terreno anziché guadagnarne. Come quando, ad esempio, si fece fotografare con Tavecchio e Lotito sorridenti, per poi scagliarsi contro i vertici federali da lui stesso eletti. Generando nella sua piazza addirittura il sospetto che determinate incongruenze – come quelle nelle interviste caute a giornali del Nord e poi molto più fumantine a media locali dopo l’ultimo scudetto sfumato – siano il segno evidente di una guasconeria in fondo funzionale allo status quo del sistema calcio.

Quale status quo insegue quindi la presidenza del Napoli in Europa? È forse troppo presto per dirlo. C’è però un De Laurentiis in bilico, o se vogliamo dirla più volgarmente, con un piede in due scarpe. Gioverà, a lungo termine, alla società e alla squadra azzurra?

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1 COMMENTO

  1. State attenti cari amici tifosi. I due amici di merenda (ADL più il bello addormentato Ancelotti) vi stanno organizzando un altro bel campionato denso di cortina fumogena e di perfetto anonimato. Infatti tutti nomi di calciatori che in questo periodo leggete sui vari siti sono una trappola per dei comuni tifosi napoletani (secondo loro due, ovvero il Gatto Ancelotti e la Volpe ADL) quelli che (sempre secondo il Gatto e la Volpe )hanno l’anello al naso. Sicuramente sono aiutati (il Gatto e la Volpe)per questa azione di “furbizia” da quei quattro giornalisti e opinionisti assoldati e asserviti all’imperatore “romano”ADL. Pertanto continuate, cari amici e tifosi, a disertare lo stadio, come finora fatto. Loro (il Gatto e la Volpe) sono convinti del nostro anello al naso e noi saremo felici di mostrare, loro, quando bello è il nostro anello al naso. L’indifferenza è il miglior disprezzo.

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