Napoli: mercato nel solco della tradizione. Squadra rinforzata, squadra sempre incompleta

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È stato più difficile degli altri anni dare un giudizio sul calciomercato del Napoli. Questo per due motivi fondamentali: il primo è legato principalmente alla tanta confusione che si è fatta nell’ambiente partenopeo rispetto agli obiettivi dichiarati dal Napoli e alle aspettative dei tifosi che – però, bisogna ammettere – non sono derivate esclusivamente dalle prime. Il secondo motivo è legato al soppesare in modo concreto le tante, tantissime operazioni in uscita, fatte quasi tutte però in prestito con incasso a 12 mesi, e quelle in entrata: poche, ma di estrema qualità. 
C’è da dire, sempre in premessa, che negli anni di presidenza De Laurentiis spesso a un mercato conservativo come quello dello scorso anno è seguito un mercato più “forte”, con investimenti maggiori. 

L’equivoco James Rodriguez

Il primo nodo da sciogliere, per evitare di farsi influenzare andando avanti nell’analisi, è la questione James Rodriguez. Il fantasista colombiano è stato dichiarato esplicitamente come “richiesta di Ancelotti”, e tutti quindi si aspettavano che il presidente volesse accontentare il tecnico. Tanto più che l’operazione è stata data per fatta e definita già a fine giugno. Ma a rileggere le parole di De Laurentiis, tra quelle poche sincere che ogni tanto alterna alle boutades e a quelle che poi finiscono per dare i titoli a quotidiani e siti internet, si capisce che nel momento dell’arrivo di Lozano, sarebbe stato necessario smettere di parlare di James. Il messicano era alternativa – sicuramente più gradita alla dirigenza per età e caratteristiche contrattuali – a James. Dalla definizione dell’arrivo di Lozano, James è servito solo a far accumulare click e vendite di giornali a chi ha continuato a parlarne. Il Napoli, e De Laurentiis in particolare, ha seguito la propria strada. Come sempre ha fatto, piaccia o meno, dal 2004 ad oggi. 

La bilancia del mercato del Napoli: arrivi e partenze

Mai come quest’anno è impossibile dire che il Napoli non abbia investito. I cinque acquisti fatti (Di Lorenzo, Manolas, Elmas, Lozano, Llorente) impegnano la società per oltre 100 milioni di Euro sull’acquisto di cartellini e portano il monte ingaggi a sfiorare (o forse a sfondare di poco) il tetto dei 200 milioni di Euro. Cosa che accadrà coi rinnovi di Maksimovic, Milik, Zielinski e, forse, Callejon e Mertens. Il Napoli è arrivato al limite delle sue possibilità economiche strutturali e francamente chiedere qualcosa in più ora significa riprendere la strada dei “rossi di bilancio”, cosa che questa società non farà.

Qualcosa nelle casse azzurre arriverà subito da alcune plusvalenze (Diawara la più importante), ma per ora si tratta di una cifra di relativa importanza se si considera che quasi l’80% delle operazioni concluse in uscita è in prestito con obbligo di riscatto.

Ciò non toglie nulla alla capacità di Giuntoli di piazzare i tanti esuberi in modo fruttuoso e di garantire un incasso futuro, qualora tutti i prestiti, anche quelli con solo diritto se si trasformassero in riscatti effettivi, di circa 100 milioni di Euro. Soldi coi quali sarà possibile fare un ulteriore mercato senza cedere i giocatori più importanti della rosa. 

Dal punto di vista squisitamente tecnico, bisogna dire che la squadra esce rinforzata dalla sessione di mercato: Manolas era il meglio che il Napoli potesse prendere in quel ruolo, Di Lorenzo aggiunge gioventù, centimetri e cross in uno dei ruoli “critici” del passato, Elmas ha personalità e classe, Lozano e Llorente sono due alternative di estrema qualità che semplicemente mancavano nel reparto avanzato. 


Allora, pienamente soddisfatti del mercato del Napoli?

La risposta è no. E non deriva dalla delusione per il mancato arrivo di James, anche se il colombiano avrebbe infiammato la piazza (può riuscirci comunque Lozano).

Non si può essere pienamente soddisfatti perché le cessioni negli ultimi giorni di Ounas, Chiriches e Verdi a nostro giudizio dovevano essere compensate dall’arrivo di un giocatore che completasse ulteriormente la rosa. “Dovranno pur servire a qualcosa queste cessioni“… avevamo scritto qualche giorno fa. E invece non sono servite a nulla, se non ad abbassare il monte ingaggi.

Tanto più che il Napoli oggi presenta vuoto uno dei 17 slot dei giocatori privi da vincoli nell’elenco registrato presso la Serie A, nonostante la presenza degli esuberi Tonelli e Hysaj (questi non ceduti nonostante fossero in lista di sbarco) e di Luperto e Gaetano, che offrono garanzie da verificare, sopratutto in Europa. 

Per consentire quindi agli scontenti di andare a giocare di più altrove, si è di nuovo accorciata una coperta che si era faticosamente allungata. Per continuare ad usare il paragone con la coperta: ne abbiamo oggi una più bella, di maggior qualità rispetto all’anno scorso, ma ugualmente corta.

La stagione scorsa il Napoli ha rischiato l’eliminazione in Europa League a Salisburgo giocando con Chiriches e Luperto centrali di difesa e adattando Hysaj in quella posizione negli ultimi minuti. Servono scongiuri e santini – a seconda della propria fede – per evitare che accada di nuovo qualcosa del genere. 

Cosa manca a questo Napoli?

Con l’uscita di Verdi e Ounas il Napoli non ha un vice Callejon. Possono adattarsi in tanti lì, da Fabiàn a Lozano passando per Mertens: si confida evidentemente nella tenuta fisica dello spagnolo.

Per impostazione tecnico-tattica si è rinunciato a centrocampisti “specialisti” della fase difensiva, ma se Zielinksi e Fabiàn devono rientrare anche nelle rotazioni sugli esterni, il reparto mediano è numericamente insufficiente.

In difesa la rinuncia a Chiriches e la cessione di Albiol hanno eliminato difensori che sappiano impostare da dietro: ora ce ne sono quattro (Manolas, Koulibaly, Tonelli e Makismovic) solo fisici e di marcatura.

Incredibile pensare a queste tre mancanze con uno slot vuoto e con la possibilità di acquisire ed avere a disposizione giocatori Under 22 in numero illimitato. 

La dimostrazione di un progetto serio

Chiudiamo però con una considerazione positiva: il Napoli ha finalmente dimostrato coi fatti l’esistenza di un progetto gestionale basato sulla creazione di un mercato parallelo, composto da giocatori che non vestono la maglia azzurra (Inglese) o che sono considerati riserve (Rog, Diawara), capace di generare introiti per l’acquisizione di calciatori funzionali e capaci di migliorare la qualità dell’undici titolare e della rosa dei 25.

I potenziali 100 milioni da incassare il prossimo anno coi riscatti (obbligatori o meno) dei giocatori in prestito lasciano ancora ben sperare per il futuro del Napoli. 

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1 COMMENTO

  1. Mercato che sconfessa preparazione e impostazione tattica sulle quali ha puntato l’allenatore. Mercato incoerente con le dichiarazioni del presidente a inizio ritiro riguardante la responsabilizzazione del proprio allenatore. Solito mercato al ribasso dove ci facciamo di proposito “mancare sempre il centesimo per fare una lira”.

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