Contro chi giocano gli azzurri? Chi ama non dimentica: tanto le gioie quanto le umiliazioni

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Restare in silenzio dopo Napoli-Genoa, così come fanno tutti i membri della SSC Napoli, sotto la cappa protettiva di un silenzio stampa che risparmia un fiume di critiche inevitabile, è impossibile. 
La prestazione del Napoli e della quasi totalità dei suoi calciatori è stata sconcertante: ormai non si può nemmeno più parlare di equivoci tattici, sfortuna o errori arbitrali – questi ultimi pure ci sono stati. Qui siamo di fronte a uno scempio tecnico che alimenta un sospetto enorme: la squadra sta forse giocando contro qualcuno che non sia l’avversario in campo?

Sui tifosi che avevano chiesto “rispetto” e che avevano riempito di fischi e insulti i giocatori all’allenamento di metà settimana, era arrivata qualche critica. Troppo presto, si era detto: non si conoscono le motivazioni di certe scelte. Ma di fronte alla – mancata – risposta in campo di stasera, i distinguo lasciano il tempo che trovano. 

I giocatori del Napoli hanno sbagliato passaggi elementari, crossato sempre lì dove non c’erano compagni, tirato debolmente e pressato in maniera scomposta e disordinata. Per le qualità degli stessi calciatori – che non saranno campionissimi, ma non sono nemmeno brocchi – è impossibile credere che abbiano dimenticato come si giochi a calcio. Tanto più che la maggioranza di loro sfiorava, meno di due anni fa, uno scudetto.

La squadra ha mandato un messaggio: noi siamo questi. Resta da capire se questa sia la squadra “di Ancelotti”, quella “di De Laurentiis”. O magari di entrambi. Posto che gli azzurri non abbiano voluto stasera giocare né per i tifosi, né per il proprio allenatore, né per la società, e tantomeno per loro stessi, la domanda che resta è: contro chi giocano i giocatori del Napoli?

Qualsiasi siano le motivazioni che abbiano spinto il gruppo a comportarsi come ha fatto, prima martedì scorso e poi al San Paolo contro il Genoa, riteniamo ingiusto e irrispettoso che, a tutela di qualcosa di poco chiaro, sia un’intera città, un’intera tifoseria a pagare. 


Dopo stasera 12 calciatori partiranno per le convocazioni delle nazionali, Ancelotti tornerà in campo a Castel Volturno martedì con coloro che resteranno a Napoli, De Laurentiis volerà negli Stati Uniti senza “riflessioni sulla guida tecnica”, così come si è affrettato a comunicare Carlo Alvino su Twitter dopo la gara.

Ognuno continua il proprio percorso per i fatti propri, così come accade di fatto in campo, per una squadra che non è più tale nonostante provi a darlo a vedere con un abbraccio a inizio gara. Il gruppo è unito, sì, ma nel fare cosa? 

Tante volte abbiamo dovuto frenare in passato, quando qualcuno invocava di meritare di più per questa città. Ma stavolta no: Napoli non merita queste umiliazioni. Ci sentiamo di usare una frase che è stata utilizzata in passato per motivi di gioia: chi ama, non dimentica.

Foto: Account Twitter DAZN



2 Commenti

  1. L’uomo sbagliato, nel momento sbagliato e nel posto sbagliato. Così si può semplicemente riassumerete Ancelotti a Napoli. Il Napoli di questi anni è una costruzione artigianale riuscita di De Laurentiis: società leggera e agile , buone plusvalenze e occhio fino nella scelta dell’allenatore. L’ultimo grande capolavoro di De Laurentiis è stato l’ingaggio di Sarri: ingaggio minimo, giocatori che aumentano a dismisura di valore, spettacolo à gogo , e tanti punti, tantissimi punti. Poi qualcuno o qualcosa si inceppa: innanzitutto noi tifosi che, senza tener conto dei limiti normali di questa società, hanno iniziato a dar per scontato questi risultati, anzi pretendevano sempre di più, i calciatori che , a un cero punto , hanno pensato veramente di essere dei campionissimi, Allan il miglior incontrista d’Italia, Koulibaly il miglior difensore del mondo, Mertens il quasi Maradona e altre stupidate del genere , e per finire De Laurentiis che per far dimenticare Sarri, ingaggia un monumento del calcio mondiale, con rispettiva famiglia..
    Ancelotti a differenza dell’altro mostro sacro Bénites non porta con lui campioni ma figli cugini , zii.. e riesce a convincere il presidente a rinunciare a grosse plusvalenze, che in maniera regolare permettevano a questa società di rinnovare il parco giocatori.
    Mai scelta fu così catastrofica, il buon Carlo in pochi mesi smonta il Napoli di Sarri e lo sostituisce con il nulla. In più , il suo legame vero o presunto con il presidente inverte quella dinamica che da anni esiste a Napoli, allenatore e giocatori da una parte , presidente dall’altra.
    Ora siamo in una fase di surplace, Ancelotti aspetta il licenziamento per poter continuare a percepire lo stipendio, De Laurentiis invece aspetta le sue dimissioni. I giocatori in mezzo a sto casino si impegnano ma giustamente hanno iniziato a guardarsi in giro.

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