In questo tutti contro tutti ci perde Napoli, il Napoli ed i tifosi

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In questo tutti contro tutti ci perde Napoli, il Napoli ed i tifosi.

In questo stillicidio che man mano va strutturandosi sempre più epicamente, non c’è nessun interprete che possa trarne un concreto vantaggio. Una battaglia con questi ingredienti appare inutile e dannosa perché alla fine si decreteranno solo i vinti, nessun vincitore avrà il consenso popolare.

Errori commessi da tutti gli attori: dal presidente, passando per Ancelotti, ai calciatori. Il primo paga per l’ordine di un “ritiro costruttivo” formalmente sbagliato che risulta non condiviso da alcuno dei suoi stipendiati. Il secondo si dissocia verbalmente dall’ordine del ritiro in conferenza stampa, (lanciando tra l’altro un messaggio pericoloso quanto ambiguo ai calciatori) salvo poi sottostarvici lasciando basiti i calciatori. Sbagliano i calciatori ad ammutinarsi. Non si salvano neanche le frange dei tifosi caduti nell’imboscata “dell’insolito allenamento infrasettimanale offerto dalla società” ai tifosi, aprendo con capziosità le porte del San Paolo.

E se parlo di consenso popolare è perché il Napoli è patrimonio della città e di tutti i napoletani nel mondo già da oltre novant’anni. Passano presidenti, allenatori e calciatori ed ognuno nel suo piccolo contribuisce alla storia del calcio di questa città. Quello che si sta vivendo oggi è un paradosso non da poco e che invita a far riflettere tutti, laddove una società apprezzata per la sua conduzione gestionale, con un solo uomo al comando, appariva un fiore nel deserto in un territorio considerato dall’opinione pubblica come terra dei fuochi e covo di camorra meritevole, pertanto, dei soliti e fastidiosi luoghi comuni che tanto offendono la cittadinanza.

I fatti dicono che sbaglia l’uomo solo al comando, sbaglia l’aziendalista pluridecorato e sbagliano i calciatori e questo mix nel quale nessuno fa un passo indietro creando una detonazione pronta a deflagrare in mille pezzi ogni cosa di buono fatta in precedenza … un puzzle rompicapo non più ricomponibile ormai.

E quando il lucido impresario, il capo dei capi dell’azienda, il garante dell’azzurro nonché il primo dei tifosi, colui che ha spalle larghe e che sa come far crescere il brand mette in campo con tutte le sue forze un’azione legale così dirompente al punto da programmare multe ai calciatori a vario titolo per un totale di circa 7 milioni di euro viene da chiedersi se sia giusto e saggio il suo ostinato comportamento, al punto di rifiutare ogni sorta di mediazione del suo direttore sportivo e del suo tecnico, visto che il gioco vale più d’una candela.

Ciò che risalta maggiormente alla memoria sono i proclami continui del capo dell’azienda circa la mission finanziaria che il club azzurro avrebbe dovuto tenere in un mercato ormai europeo nel quale sguazzano da pescecani potentati economici americani o arabi, non saltando i russi e gli emergenti orientali. Parliamo di multinazionali che investono nel calcio e che affrontano il mercato con società strutturate con dirigenti autonomi e responsabili del loro operato; società che non possono permettersi di operare nel livore o nella frenesia incoerente della permalosità e del cieco orgoglio.

Ora se i tifosi non sono più una componente di questo calcio in quanto declinati al ruolo di utenti/clienti chi fa impresa e si sente imprenditore deve mettere in conto il rispetto che si deve ai propri “utenti/clienti” pesando le parole ed i fatti, perché c’è chi oltre ad acquistare il singolo evento si è abbonato alla stagione per questo squallido spettacolo non annunciato. Ma se poi ci offrono 2 fustini al posto del tuo … ci viene di accettare!

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1 COMMENTO

  1. Non vedo il problema e non ho simpatie x la presidenza ma la squadra si è rifiutata di andare in ritiro e deve pagarne le conseguenze.
    Capisco che in un campionato di calcio falsato da più di 40 anni e in un mondo corrotto possa sembrare normale un tale ammutinamento ma Masaniello sappiamo che fine fece.
    Danno anche di immagine; per me, multa sacrosanta!

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