Dove eravamo rimasti? La Serie A

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Un clima surreale, atipico, scarno, in cui tristezza, sgomento e desolazione si fondono per fotografare al meglio un pezzo di storia, destinato probabilmente a riempire pagine di libri e di giornali.
Una quotidianità completamente stravolta, una routine spezzata, ma forse questo non è stato un male. Noi tutti completamente privati e spogliati dei piaceri, dei valori della vita, di comportamenti così scontati, ma che custodiscono (ancora) un denso significato, carico di emozioni, palpitazioni.
No ad una banale stretta di mano. No ad un bacio. No agli affetti.
No agli assembramenti.
Si a mascherine, disinfettanti, pulizie perenni. Si alla concitazione, con annessi assalti ai supermercati. Si a psicosi, ansie, paure, angosce.
Restare a casa, il MUST.

Questi i punti salienti che riecheggiano e riecheggeranno nelle nostri menti, per svariate ore, giorni, settimane, mesi o forse anni. Frustrazione la nostra, ma in fondo fittizia ed insignificante, se la paragonassimo a chi davvero è impegnato in una soffocante lotta per fronteggiare un nemico, impercettibile, invisibile, ma dannatamente bastardo. Ricorderemo
questi giorni, come i giorni degli appelli, dei decreti, del “lockdown” e delle strazianti storie narrate da medici ed infermieri, che rischiano perennemente la propria vita per salvarne delle altre, tante altre.
Un grazie sarebbe riduttivo.

Ed è in questo quadro che tutti gli italiani si pongono, legittimamente, dei quesiti: quando si concluderà questo dramma? Si tornerà alla vita reale? E se si, quando? Ce la faranno le famiglie, le aziende, a rialzarsi dal collasso economico? C’è poi anche quella fetta di sportivi, che proprio in questo clima, così difficile e ignoto per certi aspetti, si sente perduto, smarrito, non potendo più seguire la propria squadra del cuore o praticare banalmente attività regolarmente svolte prima.

Che ne sarà del nostro amato calcio? Indubbiamente problematiche minori, ma domande lecite e che purtroppo, al momento, sono prive di ogni risposta. In tale situazione, proviamo a fornire un quadro sintetico ma che consente ai più, di fare un tuffo nel recente passato. Come avevamo lasciato le 20 squadre di A? Quali, fino a quel momento, le sorprese? Quali le delusioni?

 


La Juventus campione d’Italia in carica, guarda tutti dall’alto dei suoi 63 punti, ma tallonata da una Lazio famelica ed arrembante a quota 62. Lotta scudetto che vede un po’ più defilata l’Inter di Antonio Conte, ferma al palo a 54 punti, ma con una partita da recuperare, in casa a San Siro, contro la Sampdoria di mister Ranieri. Sembrerebbe bagarre a due, ma in questi casi, il condizionale è d’obbligo.

A completare la zona Champions League, c’è la Dea, l’Atalanta del “Mago Gasp”, che ha fatto innamorare tutta l’Italia del pallone. Quinta piazza per la Roma di Fonseca, tanto incostante quanto qualitativa a 45 punti, proprio a 3 lunghezze dai bergamaschi. Subito dietro, ecco il Napoli di Rino Gattuso, sesto, ed in netta ascesa, dopo la deludente parentesi targata Carlo Ancelotti. Dalla perenne mediocrità di un Milan 7° (36 punti), attanagliato da crepe societarie e non, alla Fiorentina del patron Commisso, tredicesima in graduatoria con 30 punti, un’ alternanza di squadre: Verona, Parma, Bologna. Sassuolo e Cagliari. Tante anche qui le sorprese: su tutte quella dell’Hellas, rivelazione del torneo, neopromossa e affidata a quel Juric, ripudiato e scaricato dal Genoa di Preziosi, ma che ha trovato la giusta dimensione, in una piazza che gli ha consentito di esprimere al meglio le sue indubbie qualità. Tanti i talenti scovati e sbocciati alla sua corte, da Kumbulla e Rrhamani, passando per Amrabat, giungendo ai talentini Zaccagni e Pessina. Bene, molto bene anche il Parma di Kulusevski, che da giugno (si spera), sarà un calciatore della Juventus.

È stata una prima parte di stagione nel segno di Sinisa Mihajlovic. Una storia toccante, quella dell’allenatore serbo, che ha commosso ed emozionato calciatori, tecnici e tutti gli addetti ai lavori. Ammalatosi di leucemia, ma sempre vicino a squadra e tifosi. Eroe!
Altro tecnico sulla bocca di tutti, per motivi differenti, è sicuramente quel De Zerbi, pronto ormai per il grande salto, mai domo e capace di inculcare nei suoi, una mentalità tanto offensiva quanto vincente, trascinato da un Boga spaziale.
Senza infamia e senza lode, il campionato sin qui disputato dall’Udinese, partito ad inizio stagione con Tudor e transitato poi nelle mani del sorprendente Gotti, quattordicesimo a +3 sulla zona retrocessione.

Tra le delusioni, spiccano certamente Torino, Sampdoria e Genoa. I granata hanno visto l’avvicendamento tra Mazzarri e Moreno Longo, tecnico della primavera. Disastroso il campionato per la squadra del presidente Cairo. L’obiettivo sarà certamente, almeno per quest’anno, la permanenza nella massima serie. La Torino granata merita certamente di più, per blasone e storia. Male, anzi malissimo le due Genovesi: Sampdoria a quota 26, Genoa a 25. L’incubo retrocessione è tangibile, dato che alle loro spalle, imperversa il Lecce di Liverani, che non intende mollare un centimetro. Ottimo lavoro nella sessione invernale di calciomercato da parte dello staff del presidente Sticchi Damiani. Consegnate infatti al mister dei salentini “le chiavi” per provare ad ottenere una salvezza, che francamente sarebbe meritata.

Chiudono i conti, Spal e Brescia, rispettivamente con 18 e 16 punti all’attivo. Situazione che pare ormai compromessa per le due compagini, alle quali servirebbe un vero e proprio miracolo.

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