NapoliStory – Ottavio Bianchi. bresciano fuori, napoletano dentro.

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La carriera di Ottavio Bianchi è indissolubilmente legata alla sua esperienza napoletana. Un periodo lungo e proficuo che il tecnico ha sempre ricordato con soddisfazione e nostalgia: “Napoli è affascinante e piena di cultura, quello che provi in un anno non si trova altrove: mi sento napoletano dentro”. Bresciano di nascita, dopo una discreta carriera da calciatore – è un “rognoso” mediano di quantità – fa il suo esordio da allenatore con il Siena in C2, per poi allenare Mantova, Triestina ed Atalanta. I buoni risultati ottenuti gli valgono la chiamata in serie A prima dell’Avellino e poi del Como. Nel 1985 viene chiamato ad allenare il Napoli di Maradona e lui dirige la squadra con impeccabile professionalità e ferrea disciplina. Uomo dal carattere schivo, non ama la ribalta mediatica e lascia gli onori ai giocatori: comportamento che gli permette di non essere travolto dall’entusiasmante calore del popolo napoletano. Ma il suo carattere riservato non gli consente di stabilire un buon rapporto con la squadra e soprattutto con Maradona.

Sotto la guida di mister Bianchi, dopo un primo anno di assestamento, i partenopei conquistano scudetto e Coppa Italia (1986/87). Il suo Napoli inizia a stupire mettendo in mostra un calcio sapientemente orchestrato, con Maradona ineguagliabile solista. Gli azzurri, il 10 maggio 1987, si laureano campioni d’Italia ottenendo 15 vittorie, 3 sconfitte e 12 pareggi, con 41 gol segnati e 21 subiti. A suggello della splendida stagione anche la conquista della Coppa Italia. I meriti del tecnico bresciano vengono riconosciuti dalla critica con l’assegnazione del “Seminatore d’oro anno 1987”. Dopo due secondi posto nei campionati 1987/88 e 1988/89, porta a Napoli anche la Coppa Uefa (1989). Ma questa vittoria non basta a tener saldo il rapporto con la squadra e, dopo la sconfitta nella finale di Coppa Italia, l’addio del tecnico bresciano giunge scontato.

L’esperienza di Bianchi a Napoli non è solo rose ma anche spine: personaggio dotato di forte temperamento, non temeva di essere impopolare come seppe dimostrare durante la gara Ascoli-Napoli dell’11 maggio 1989, quando decise di sostituire Careca con il secondo portiere Di Fusco tra lo stupore generale. La squadra è tra le migliori del periodo, ma non sempre tutto ruota per il verso giusto. Nel 1987/88, il suo Napoli – forse il più forte della storia – crolla a poche giornate dalla fine e viene superato dal Milan tra lo scoramento generale e roventi polemiche, addirittura girano voci di “combine”. Nel 1989 è la Coppa Italia a sfuggire sul traguardo finale. Il Napoli vince la gara d’andata con la Sampdoria per 1-0 ma perdendo inspiegabilmente 4-0 al ritorno saluta la coppa. Lo stesso tecnico, in una recente intervista, ha ricordato la sua rabbia dopo quella cocente sconfitta, a suo parere derivata dalla scarsa concentrazione dei giocatori.

Dopo una breve parentesi alla Roma, Bianchi ritorna sulla panchina del Napoli nel 1992 e sfiora la qualificazione Uefa ma la parabola dei partenopei è già in fase discendente seppur in rosa ci sono giocatori come Zola, Ferrara, Galli, Fonseca ed il giovane Fabio Cannavaro. Per ridare vigore alla squadra il presidente Ferlaino, è il 1993, gli affida un ruolo dirigenziale e lui sceglie l’emergente Lippi per la panchina. Quel Napoli, a fine campionato, raggiunge la qualificazione Uefa. Ma la sua indole battagliera non gli consente di restare lontano dalla panchina e le strade si dividono quando l’anno dopo accetta di sedere su quella interista: giustificherà la sua decisione con la nostalgia del ruolo di allenatore. 
 
Giovanni D'Oriano – Napolisoccer.NET
(Pubblicato su Napolissimo)

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Giornalista sportivo, appassionato di calcio e, da sempre, tifoso del Napoli. Dal 2004 partecipo al progetto Napolisoccer.NET condividendone obiettivi e speranze, con l'unica finalità di fornire ai lettori un'informazione corretta e neutrale, scevra da pregiudizi e fuori da ogni logica di interesse. Napoletano convinto, nutro amore e passione incondizionata per "Terra mia", "Napul'è" e per la maglia azzurra.


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