Max Rosolino:”Pronto alla pallanuoto”

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Dal nuoto alla pallanuoto sulla via Olimpia. Massimiliano Rosolino come Fritz Dennerlein, Francesco Postiglione e Brad Schumacher? Chissà. I sogni sono sogni, l’importante è crederci e magari provare. Foriera di cambiamenti, la dichiarazione-confessione rilasciata dall’olimpionico napoletano ieri a Milano, in occasione della presentazione del Radio Italia Team, esclusivista di Casa Italia e partner del Coni: «Un’altra Olimpiade dopo Pechino? Sì, non sarebbe male. Magari da pallanuotista. Non mi dispiacerebbe giocare nel Posillipo». Boom. Il Cagnaccio ringhia e fa clamore. Un sogno affascinante o un vero e proprio progetto a 29 anni? Di certo una dichiarazione a effetto, soprattutto se sibilata alla vigilia dei Giochi cinesi, quarta esperienza olimpica dopo quelle trionfali di Sydney 2000 (oro nei 200 misti, argento nei 400 stile e bronzo nei 200 stile) e Atene 2004 (bronzo nella 4×200). Considerando che Max è tesserato per il Posillipo, la domanda va girata al tecnico dei rossoverdi, Carlo Silipo: «Se vuole gli facciamo un provino, lo vedrei bene come marcatore esterno che riparte in controfuga – sorride l’allenatore del Tufano Hi Fi -. Le nostre porte sono aperte, se vorrà ne parleremo dopo l’Olimpiade. Uno con le sue doti fisiche, la sua tecnica di base, il suo entusiasmo e lo spirito di sacrificio potrebbe riuscire nell’impresa, anche se la pallanuoto è totalmente diversa dal nuoto e richiede una grande preparazione tattica. Per intenderci, è come se un velocista volesse passare al calcio». Chissà cosa penserebbero alla Canottieri, il circolo in cui Rosolino è cresciuto: «Beh, anche io sono nato al Molosiglio – precisa Silipo -. Sarebbe un derby». Ma non sarebbe un unicum. Illustri predecessori polivalenti invadono la storia. L’esempio contemporaneo più fulgido è incarnato dal capitano del Posillipo, Francesco Postiglione: dopo il 6° posto nella finale B dei 200 rana ai Giochi di Barcellona ’92 (record italiano), l’attuale miglior giocatore azzurro scelse la pallanuoto contribuendo a scrivere la storia dei rossoverdi e del Settebello. Quella di Pechino sarà la sua quinta Olimpiade: «In teoria il passaggio è possibile, ma è difficile – dice -: io mi allenavo da pallanuotista già dall’età di 10 anni, bisogna vedere se Max ha mai provato». Impossibile, poi, non citare Fritz Dennerlein: 5 Olimpiadi, un podio sfiorato a Roma ’60 nei 200 farfalla, 37 titoli italiani e la palma di pallone d’oro della pallanuoto. Negli Stati Uniti, invece, tutti ricordano Brad Schumacher (2 ori in staffetta ad Atlanta ’96). E ancora Cesare Rubini, inserito nella Hall of Fame del Basket (1994) e della pallanuoto (2000): dopo l’oro a Londra ’48, il bronzo a Helsinki ’52 e lo scudetto con la Rari Nantes Napoli in vasca, collezionò scudetti sul parquet con Trieste e Milano. A dirla tutta, ai Giochi londinesi ebbe anche la doppia convocazione: Settebello e Nazionale di pallacanestro. Gli annuari, poi, ricordano un Jordan golfista dopo il basket, il passaggio della Weissensteiner dallo slittino al bob e quello del portiere Turci dal calcio al basket.

Il Mattino



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